Nasce (di otto mesi) il 29 aprile 1988 nell’allora freddo nord-est. Allattato con i Beatles di sottofondo, cresciuto con i Queen nelle orecchie, trascorre una fanciullezza felice e sufficientemente spensierata, rifuggendo il sonno come peggior nemico, sempre avido di storie e avventure, mai domo, eccetto all’ora del pasto. La musica lo ammalia da subito ed è il rock a creare la breccia e ad accelerarne l’adolescenza. A tempo debito, chitarra a tracolla, subisce il fascino del punk e del sentirsi pecora nera, ribelle in felpa e blue jeans, salvo poi guarire senza tuttavia rinnegare nulla o quasi.
Un soleggiato giorno d’aprile, non più poppante oramai, viene rapito da un bianco predicatore pelato, certamente non più alto di 170 centimetri, e dai suoi tre loschi compari. Secondo le molte fonti attendibili non ha ancora fatto ritorno. Dicono che dal giorno del rapimento stia sondando innumerevoli nuove strade nella speranza di ritrovare quella di casa: si addestra quotidianamente all’elettronica, blandisce la mente con shoegaze, folk e indie-rock, pare non ancora guarito dalla dipendenza da post-rock, tanto meno dal rock più verace e corrosivo. Umile recensore, impenitente ascoltatore.
Plasmato dal liceo classico, studia medicina, non trascurando per quanto possibile le sue ataviche passioni. La letteratura, classica e contemporanea, fida compagna nei pomeriggi di pioggia, nelle traversate su rotaia e nelle notti insonni; le arti figurative e contemplative; il cinema, su cui si affaccia da totale profano ogniqualvolta ne abbia l’occasione; le serate brave ma con garbo in compagnia di briganti e masnadieri di sorta; lo sport infine, vissuto un tempo in prima persona sui parquet del triveneto, oggi da semplice appassionato.
I suoi ringraziamenti vanno (in ordine casuale ma non troppo): alla famiglia tutta, ai compagni di ventura, a Fedor Dostoevskij, ai poeti d’ogni tempo, alla cuoca, a Woody Allen, a Francis Bacon, a Umberto Eco, alle persone il cui nome proprio inizia per “c”, a Jeffrey Lebowski, a Michelangelo Merisi, a Michael Ende, agli amici, alle giornate di sole.
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