
Nato nel 1987 e morto poco dopo (la sua testa prese le dimensioni dell'universo dopo aver acceso un candelotto di dinamite scambiato per sigaro), Denis Bosonetto, anagrammato, -Ténèbre-, suo nome d'arte, esaurisce la sua ebbrezza scrivendo recensioni e altre cose che rimangono il più delle volte la versione intellettuale del coitus interruptus. In vita, pallido insieme di Bukowski e Verlaine, si presenta pieno di cassetti e grucce, stretto stretto attorno a una donna, volgare e malaticcio come un quadro di Schiele, un po' ivre e un po' bateau. In morte, con l'erba sopra la fossa, come tutti gli altri. Ossessionato dal potere della parola, avrebbe voluto scrivere un poema sul corpo (sì, nudo) di ognuno di voi, con ideogrammi, alfabeti dimenticati e simboli inventati ma potenti, oh si, molto. I suoi scritti trattano dell'uomo, della macchina, dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande. E di piccole myricae. E di grandi sogni. La perenne impressione di uscirne sempre mediocremente. Quindi dell'infinitamente medio.
Le sue preferenze:
Poesia: Terre desolate - T.S. Eliot / Vita d'un uomo – Giuseppe Ungaretti
Romanzo: Doppio Sogno – Arthur Schnitzler / Cavalli in fuga – Yukio Mishima
Fumetto: Blame! - Tsutomu Nihei / Real – Takehiko Inoue
Film: Lost in translation – Sophia Coppola / Racconti del Cuscino – Peter Greenaway
Quadro: L'abbraccio – Egon Schiele / Dietro la grande onda a Kanegawa – Katsushika Hokusai
Filosofia: Schopenhauer - Heidegger
Musica: ambient, shoegaze, elettronica, new wave, industrial, rock, metal in certi casi, rap in certi altri.
Lui in breve:
Maturità scientifica.
Studente dell'Università degli studi di torino. Lingue e culture dell'Asia e dell'Africa (Giapponese, Hindi e Anglo-americano)
Birra in mano, meglio se di frumento, meglio se belga.
uomo di sinistra
Sa di potercela fare, tutti possono, ma non ce la fa mai.
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