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Nasce in un paesello di quattro gatti (un tempo si dice che fossero molti di più) ai piedi dei colli Berici. Sua madre, colta dalla passione per John Travolta, decide di darle il nome della sabbia. Da qui nasce il suo amore per il mare, la tintarella stile ustione di quarto grado di cui è degna esperta, paletta e secchiello che abbandonerà, non senza triste inquietudine, in età relativamente tarda.
Cresce terrorizzata dai Gremlins, dal Supertelegattone e da David Bowie. Si costruisce labirinti per nascondersi e inventa storie di spionaggio, parla con amici immaginari fatti di metallo e ruba i giocattoli ai bambini.
Ha un fare maldestro e ingenuo, ma ha scoperto la verità attraverso i numeri più che nelle lettere, delinea così il suo percorso come un moto browniano, dalle fondamenta al firmamento. Si diverte con gli amici a organizzare picnic sulle rive di fiumi ghiacciati, ama le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla.
Nei suoi primi cinque minuti dopo la morte decide di proseguire il suo cammino con movenze sgraziate, vapore e velocità. Esce da una scatola e diventa una rana, un lungo giorno di giugno, in una palude ammirata. Viene sottoposta all'influenza di magneti tanto da rimanerne magnetizzata stabilmente. Accetta le crude conseguenze del caso, sopravvive alle insistenze e si nutre di pan di zenzero. Si domanda quali siano le radici che s'afferrano, quali i rami che crescono da queste macerie di pietra.
Attende il momento propizio per spiccare il volo e forse per dare un altro giro di chiave, senza farsi sentire, in punta di piedi.
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