Scritto da E.G.
Titolo: The Year of Hibernation Autore: Youth Lagoon Anno: 2011 Elemento: alt
altdream indie pop
. L’Idaho è uno Stato americano noto per la copiosa produzione di patate. Dal punto di vista musicale possiamo ritenerla un’area periferica, o perlomeno sponsorizzata poco e male; basti pensare che uno dei musicisti più noti della zona è Nikki Sixx, bassista dei Mötley Crüe! Fortunatamente i tempi cambiano. La rete abbatte le barriere geografiche e diventa molto più semplice ed economico procurarsi la strumentazione necessaria per comporre e registrare musica. Certo aumenta in maniera esponenziale la possibilità di imbattersi in pseudo artisti tutt’altro che valenti, ma non ciò non riguarda il caso in parola. Trevor Powers vive a Boise, la capitale dell’Idaho. Non è un fan dei Mötley Crüe e non coltiva patate. Suona, ha un pc, un po’ di strumenti, e decide di mettere su un gruppo. C’è da scegliere un nome. Fatto: Youth Lagoon. A questo punto bisogna cercare altri componenti. Neanche per sogno. Il ventiduenne decide di fare tutto da solo. Ogni singola nota di questo album è cantata e suonata da lui con la qualità e l’intensità di uno che i ventidue li ha già superati da un pezzo. Facciamo un piccolo passo indietro, torniamo a Boise, precisamente nella cameretta di Trevor. Qui nascono le sue creazioni e qualche mese fa è stato il turno di "July". Il nostro amico deve essersi conto del valore di questo brano, decide quindi di caricarlo su Bandcamp in modalità free download: arrivano i primi applausi, un’intervista sul cliccatissimo Pitchfork e, soprattutto, il 27 settembre esce questo piccolo miracolo indie pop. The Year of Hibernation è album fotografico composto da otto meravigliosi scatti. Melodie vocali dolci si incastrano con sonorità attuali e coloratissime. L’uso degli strumenti all’insegna di un minimalismo sincronizzato è davvero ben calcolato. I suoni si avvicendano in maniera equilibrata senza strattonarsi fra loro, il tutto risulta davvero armonico. L’influenza più evidente è quella del dream pop, in particolare dei Galaxie 500 e dei Cocteau Twins, gruppo fondamentale per la formazione di Trevor: "When I first heard Treasure, it spoke to me". Vale la pena anche dare un’occhiata ai testi. Anche qui Youth Lagoon dimostra doti degne di un songwriter navigato. Malinconia e autobiografismo sono le due parole chiave. C’è la consapevolezza di essere in una fase anagrafica di mezzo, proiettata verso il cambiamento e allo stesso tempo fortemente ancorata al passato, all’infanzia, all’adolescenza: "When I was seventeen my mother said to me / Don’t stop imaging. The day that you do is the day that you die. / Now I pull a wonton carriage instead of the horses, grazing along", canta Trevor in "17", una delle fotografie più belle di questo The Year of Hibernation. Impossibile citare due o tre pezzi rappresentativi, sono tutti meravigliosi, vanno ascoltati uno dopo l’altro, senza esitazione alcuna. Ora tocca a voi. Premete play e non ve ne pentirete. Per trentaquattro minuti e quarantacinque secondi tornerete ad avere ventidue anni: sarà bellissimo.


83/100

Youth Lagoon

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