Titolo: Past Life Martyred Saints
Autore: EMA
Anno: 2011
Elemento:
[i]female noise folk.[/i] A dir poco ambizioso il progetto di Erika M. Anderson, musicista ex Gowns che recentemente è riuscita a guadagnarsi un buon successo di critica e l’interesse di numerosi blogger. Nonostante ciò, risulta assai difficile trovare informazioni approfondite sulla bionda del South Dakota. Così come lo è rintracciare ispirazioni musicali prevalenti, tranne una certa Patti Smith [link:
http://panopticonmag.com/recensioni/dischichiave/315-patti-smith-horses-1975.html] che non può tuttavia mancare nella libreria musicale di ogni [i]rocking girl[/i] che si rispetti. La verità è che Past Life Martyred Saints suona semplicemente EMA, e si distingue per una [i]varietas[/i] che sembra essere la qualità migliore e forse il vero punto forte di questo disco. La lunga opening “The Grey Ship” è un vero e proprio manifesto di poetica. Ci sono tracce lunghe e brevi, alcune molto diverse tra loro e al contempo mai uguali a se stesse che racchiudono sbalzi tonali più o meno marcati. Si spazia dal noise inquieto di “Butterfly Knife” al folk estremamente rarefatto della perla “Anteroom”, fino a giungere al limite dello slow core con “Red Star”. Si arriva persino a passare dalla bassa all'alta fedeltà o viceversa nel corso dello stesso pezzo. Le liriche opprimenti calano l’ascoltatore nel pozzo della coscienza della Anderson in un microcosmo di droghe, malcelata disperazione e nichilismo:
[i]“I wish I had another hole to get it out
These drugs they are making me so sad
And I can't stop taking them”[/i]
[i]“Great grandmother lived on the prairie
Nothin and nothin and nothin and nothing
I got the same feelin inside of me”[/i]
Ma non è finita qui. L’organo da un tono quasi da inno religioso a “Marked”, e con “Milkman” e “Breakfast” si entra in atmosfera shoegaze. La capacità di inserire lo strumento giusto al momento e al posto giusto rende Past Life Martyred Saints potenzialmente una delle migliori uscite dell’anno, e consacra Erika M. Anderson dopo le ottime capacità già mostrate con i Gowns elevandola prepotentemente nella larga cerchia delle female vocalist, ormai sempre più protagoniste del panorama musicale. 85/100[/spoiler]
di Valerio Pampanoni
female noise folk. A dir poco ambizioso il progetto di Erika M. Anderson, musicista ex Gowns che recentemente è riuscita a guadagnarsi un buon successo di critica e l’interesse di numerosi blogger. Nonostante ciò, risulta assai difficile trovare informazioni approfondite sulla bionda del South Dakota. Così come lo è rintracciare ispirazioni musicali prevalenti, tranne una certa
Patti Smith che non può tuttavia mancare nella libreria musicale di ogni
rocking girl che si rispetti. La verità è che Past Life Martyred Saints suona semplicemente EMA, e si distingue per una
varietas che sembra essere la qualità migliore e forse il vero punto forte di questo disco. La lunga opening “The Grey Ship” è un vero e proprio manifesto di poetica. Ci sono tracce lunghe e brevi, alcune molto diverse tra loro e al contempo mai uguali a se stesse che racchiudono sbalzi tonali più o meno marcati. Si spazia dal noise inquieto di “Butterfly Knife” al folk estremamente rarefatto della perla “Anteroom”, fino a giungere al limite dello slow core con “Red Star”. Si arriva persino a passare dalla bassa all'alta fedeltà o viceversa nel corso dello stesso pezzo. Le liriche opprimenti calano l’ascoltatore nel pozzo della coscienza della Anderson in un microcosmo di droghe, malcelata disperazione e nichilismo:
“I wish I had another hole to get it out These drugs they are making me so sad And I can't stop taking them”
“Great grandmother lived on the prairie Nothin and nothin and nothin and nothing I got the same feelin inside of me”Ma non è finita qui. L’organo da un tono quasi da inno religioso a “Marked”, e con “Milkman” e “Breakfast” si entra in atmosfera shoegaze. La capacità di inserire lo strumento giusto al momento e al posto giusto rende Past Life Martyred Saints potenzialmente una delle migliori uscite dell’anno, e consacra Erika M. Anderson dopo le ottime capacità già mostrate con i Gowns elevandola prepotentemente nella larga cerchia delle female vocalist, ormai sempre più protagoniste del panorama musicale.
85/100
di Valerio PampanoniEMA