Scritto da P.R./D.S.
Gang Gang Trance
Il collage postmoderno che rilancia il concetto di fusion

A
lla fine ce l'hanno fatta. Perennemente in bilico fra il pop psichedelico, l'elettronica infarcita di waves e lo sperimentalismo glitch, i Gang Gang Dance sono riusciti a raggiungere tutto ciò cui hanno sempre mirato. Ce n'eravamo accorti già all'ascolto di "Glass Jar" - da tempo disponibile in streaming sul sito ufficiale - e ora abbiamo la conferma: Eye Contact è il grande capolavoro della band di Brooklyn, il disco che definisce una volta per tutte le ambizioni e la caratura del progetto. Salutata con una stretta di mano la Warp, il nuovo album esce per la 4AD e promette di essere uno di quei dischi che finiranno dritti nelle classifiche di fine anno. Chi aveva già applaudito il precedente Saint Dymphna - per altro presente nella Top 100 degli anni Duemila del Panopticon - resterà sicuramente colpito dall'evoluzione stilistica del combo americano.

Con Eye Contact, i Gang Gang Dance hanno plasmato un modernissimo ibrido di indie e trance di forte impatto sinestetico. La produzione mette in risalto l'incontro tra gli orientalismi e il calore live della sezione ritmica, da sempre un elemento chiave della proposta, con dei lead synth che di fatto rimandano alle produzioni più trasognate della migliore tradizione trance olandese e belga (quinquennio 1998-2002, tra Thrillseekers e Armin Van Buuren): gli undici minuti di "Glass Jar" appaiono epici e emblematici delle loro intenzioni. "Adult Goth", risulta altrettanto affascinante e chiude una sequenza di brani che si propone già come il vertice assoluto dei Gang Gang Dance. Si tratta di un disco che riesce ad apparire visionario senza adottare soluzioni troppo astruse e che anzi è molto concreto nel suo trovarsi sul confine tra la musica elettronica e l'indie rock contaminato; si noti ad esempio il salto dalla più tradizionale "Chinese High" a "MindKilla", che più e più volte cambia improvvisamente ritmo rendendosi adatta ad un dj set tremendamente variegato e iper-colorato; "Thru and Thru" è la conclusione più suggestiva possibile per un lavoro come questo, nonché uno dei momenti più avvincenti. In teoria tutto ciò non è una novità assoluta e basterebbe ricordare, ad esempio, gli Ozric Tentacles e la loro proposta, una mistura di funky, progressive rock e goa/psy trance dal carattere estraniante, ma nel caso dei Gang Gang Dance abbiamo anche un'attitudine indie che la fa da padrona e che cambia completamente le carte in tavola. Eye Contact è uno schiaffo all'ormai morto e sepolto concetto di progressive in stile settantiano: le tracce evolvono, cambiano, progrediscono coerentemente con il loro contesto indie ed elettronico, forti di un suono freschissimo, aggiornato al 2011. È il progressive come può e deve essere oggi, è il collage di fusione della modernità e il potenziale punto di riferimento sulla carta topografica per chissà quante nuove realtà artistiche che sulla mappa vorranno coscientemente perdersi, per trovare la propria via.

78/100

Seppur sommariamente composto sulla falsa riga del precedente God's Money, Saint Dymphna si poteva già considerare un punto d’arrivo per i Gang Gang Dance. Il collettivo era riuscito a trovare il giusto modo per sfruttare la propria strepitosa capacità creativa, arrivando a proporre composizioni vulcaniche e sorprendenti, ma paradossalmente e finalmente omogenee. Fin dalle origini magistralmente dediti alla sperimentazione più libera, i Gang Gang Dance hanno sviluppato via via la capacità di controllare gli eccessi che caratterizzavano il passato, rendendo la loro musica - seppur non esattamente facile - almeno più comprensibile. Il loro è un punto di vista tribale, acido, spesso kitsch, disorientante, caotico, ma splendidamente lucido, in ultima analisi. La maggior parte delle 11 tracce del disco era data dallo stratificarsi del cantato sbilenco e orientaleggiante di Lizzi Bougatsos, il quale si innesta sullo splendido tappeto sonoro imbastito da Brian Degraw, Tim Dewit e Josh Diamone, fatto di giochi elettronici sfavillanti, in cui il tutto è sostenuto da una sezione ritmica impeccabile. Un pop destrutturato, comune a molti gruppi della scena indie americana, tipo i compagni di etichetta Psychic Ills o gli stessi Animal Collective. Il risultato era quindi di non facilissima fruibilità, ma di enorme fascino. Fra i picchi senza dubbio la doppietta “Bebey” e “First Communion”, già una sorta di manifesto d’intenti, un medley folle, dinamico e straordinariamente trascinante, una volta metabolizzato. Ma era nella seconda parte del disco che si scoprivano autentiche chicche; “Afoot” era una perla di raffinatissima elettronica pop, perfetta introduzione per “House Jam”, primo singolo del disco e sicuramente miglior traccia di Saint Dymphna. La chiusura era affidata a “Dust”, lenta litania che si spegne dolcemente fra echi e le solite immancabili percussioni. In definitiva uno degli album più belli partoriti da mamma Warp nel nuovo secolo. (F.dV.)

Gang Gang Dance

di Pierluigi Ruffolo, con Daniele Sassi e Ferdinando De Vita. Artwork di copertina di Antonio Pagano.
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