Scritto da M.F.
Titolo: Palace Autore: Chapel Club Anno: 2011 Elemento:

magnificent wave. Una cover che sembra provenire dal periodo psichedelico dei Beatles ci introduce al sospirato esordio su LP dei Chapel Club, band londinese in continua ascesa grazie a un pugno di singoli distribuiti nel corso del 2010, coltivata con cura e devozione anche dal Panopticon che li presentò quasi un anno fa su queste frequenze. Brani questi che costituiscono il nucleo fondante di Palace: poche sorprese dunque per chi era già a conoscenza delle capacità di Lewis Bowman e soci; tutti gli altri si troveranno di fronte a un disco wave di pregevole fattura, che prosegue (in fatto di qualità) nel segno della continuità la scia di grandi uscite di derivazione new wave/post punk: dal 2009 con Horrors e White Lies, per proseguire nel 2010 con l'esordio dei Detachments, con i quali Palace sembra avere tutte le carte in regola per poter competere. Fulgido esempio di sapienza melodica, per non dire pop, è un disco in cui praticamente tutti i brani sono potenziali singoli. Inevitabile la scelta di “Surfacing”, che apre propriamente dopo l'intro ambientale di “Depths”: incalzante sezione ritmica, ritornello che cita curiosamente “Dream a little dream of me” di Mama Cass tra synth maestoso e chitarra shoegaze. Genere questo che non rimane mai sottotraccia ma rappresenta una costante, fino ad emergere prepotentemente in “The Shore”, a metà strada tra la potenza dei Ride e gli Echo and the Bunnymen. Non mancano poi pezzi più pop, come “O Maybe I” (con un riff di basso che sembra rallentare Peter Hook) e “All the Eastern Girls”, facilmente memorizzabili ma mai stucchevoli anche dopo infiniti ascolti. Insomma sono tanti gli spunti memorabili: “Blind”, ad esempio, tra le tracce che non circolavano prima dell'uscita del disco, sembra un papabile prossimo singolo, dotata di un riff che siamo sicuri mieterà molte vittime. Difficile criticare musica del genere, se non da parte di chi sparla di sterili revival Eighties, esaltando magari meteore di cui ci si dimenticherà presto. Qui c'è un grande suono a supportare melodie efficacissime, che poi è quello che conta in un genere dove si è ormai sperimentato tutto. Un album che profuma già di classicità.

80/100

Chapel Club
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