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Consulta l'archivio o leggi gli ultimi articoli Waves Out
Scritto da E.G.
industrial kraut pop. Discendente diretto del fortunato EP Tension, il primo album di questo duo newyorkese rievoca situazioni polari assemblandole con sapienza. Prendete il meglio della recente ondata revival synth pop (Detachments, Mirrors), aggiungete un paio di cucchiaini dei Nine Inch Nails - quelli buoni - del ghiaccio e shakerate il tutto con la voce di Shannon Funchess. Servite rigorosamente dopo le 23 questo cocktail notturno, a tratti danzereccio. Certamente non si parlerà di caso discografico, ma in fondo trattandosi di un mezzo esordio possiamo accontentarci alla grande.

  78/100
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di Emilio Giannotti 

 
Scritto da P.R.
the so-called lovewave. Il fatto che i Magic Wands abbiano suonato insieme a Horrors, Kills e Black Keys e che la loro "Warrior" sia stata remixata dagli xx dovrebbe teoricamente garantire ad Aloha Moon una base di pubblico preparata, piuttosto che le crudeli attenzioni della mai doma fazione degli annoiati cronici. Non bisogna però farsi depistare, perché di garage rock non v'è ombra e loro preferiscono autodefinirsi scherzosamente (ma neanche tanto) un gruppo lovewave. L'attitudine è in effetti molto waves out e abbraccia uno spettro musicale ben più ampio di quello che si potrebbe pensare interrompendo brutalmente l'ascolto al trentasettesimo secondo di "Teenage Love". E se poi neanche una "Crystals" vi dice qualcosa beh, poco da fare, ma non commettete l'errore di fraintendere lo spirito di un lavoro tanto sognante e musicalmente vivo quanto parodistico  nelle immagini che lo accompagnano.
77/100
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di Pierluigi Ruffolo 

 
Scritto da D.S.
2:54 on a Saturday Night
Tetro e narcotico, l'esordio su LP delle sorelle Thurlow strizza l'occhiolino al meglio del rock a tinte dark degli ultimi anni e non solo: ecco il debutto dell'anno secondo la stampa inglese.

Hanno imparato a suonare la chitarra da sole e nel 2010 un loro demo aveva stregato blogger e critica indie più attenta alle microrealtà metropolitane inglesi. Hanno suonato sullo stesso palco di Chelsea Wolfe, Warpaint e Big Pink senza aver pubblicato più di un paio di singoli. La stampa britannica - NME in testa, ma non solo - le ha già annunciate come miglior novità del 2012. Sono le sorelle Colette e Hannah Thurlow, che assieme agli strumentisti Joel Porter (basso) e Alex Robins (batteria) formano un combo chiamato 2:54, vale a dire la band del momento dalle parti di London Town. Negli ultimi mesi, dal successo dell'EP Scarlet, le 2:54 hanno pazientemente messo da parte i loro risparmi per poi proporci tutte assieme le migliori composizioni a disposizione. Il disco è prodotto da Rob Ellis e mixato da Alan Moulder, due pezzi grossi del rock anglosassone degli ultimi vent'anni. Ed è proprio il secondo dei due a far sì che si possano realizzare alcuni dei riferimenti delle sorelline - altrimenti non così palesi - vale a dire Smashing Pumpkins e soprattutto A Perfect Circle, con particolare allusione a quelli di Thirteenth Step.
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Scritto da M.F.
night drive stories. La colonna sonora del carismatico Drive aveva diffuso il nome dei Chromatics a platee più ampie, in una riuscitissima simbiosi di immagini e suoni. Quella "Tick of the Clock" che accompagna la scena d'apertura del film di Nicolas Winding Refn è però rappresentativa solo parzialmente della band guidata da Johnny Jewel - per dirla con le sue parole "We’re producers but we’re also songwriters". È proprio il lato song oriented a consegnarci i migliori momenti del seguito di Night Drive, per il quale abbiamo dovuto aspettare 5 anni. La prima parte di "Kill for Love" è una sequenza di episodi di synth pop notturno e urbano, dall'afflato romantico, e ritornelli da canticchiare. L'altra faccia della medaglia è rappresentata dalle affinità con la succitata "Tick of the Clock". Una lunga sezione è dedicata a brani più elettronici, dai tratti isolazionisti ed escapisti, che mina la fruibilità globale dell'album per la sua eccessiva lunghezza (sapendo di riempitivo in più di un momento), ferma restando l'abilità dei Nostri nel creare la giusta atmosfera. Al netto di questi difetti ci sentiamo in ogni caso di consigliare Kill for Love: troppo preziosa l'espressività delle singole canzoni, e se già le luci notturne di semafori e neon di Drive vi hanno catturato sarebbe un peccato non farsi coinvolgere ancora.

78/100
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di Matteo Furcas 

 
Scritto da Gi.C.
Spring Is Here Again
Solo rose e fiori intorno alla più trasognata Beach House: Bloom è il più bel disco uscito in questa primavera...
Il 22 luglio 2011 è accaduto che moltissime persone abbiano provato una sensazione davvero particolare davanti alle news riguardanti il terribile attentato terroristico di stampo neofascista in Norvegia: proprio quella parola, Norvegia, è riecheggiata come in un sogno folle, dentro il vuoto lasciato da una tragedia assurda; e quel sentimento di spaesamento si è riversato nel bisogno, da parte di molti, di riandare con gli ascolti a quell'omonima canzone dei Beach House che, paradossalmente, si andava riproponendosi insistentemente come un bisogno da soddisfare con il tasto play. Ecco, nell'intensità di un evento vissuto attraverso il filtro forte dei media in una comunione globale, il segreto della musica del duo d'oltreoceano. 
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Scritto da D.S.
animal cubism. In occasione del Record Store Day e in vista dell'attesissimo successore di Merryweather Post Pavilion, gli Animal Collective pubblicano la musica che nel marzo 2010 accompagnò un'installazione di foto e video dell'artista Danny Perez al museo Guggenheim di New York. Nel corso di tre ore, un software destrutturava le canzoni della band di Baltimora, combinando i pezzi rimasti in terra in un collage a 36 canali di definizione. Puro cubismo musicale. Cliccando qui potrete scaricare quel programma e rivivere quell'esperienza, anzi, la potrete rivivere ogni volta in modo diverso, visto che le combinazioni sono del tutto casuali. Quella finita su vinile è dunque solo una delle possibili versioni. Si tratta di un EP svolto su due lati che solo i die-hard fan potranno apprezzare, ma che integra - assieme alla musicassetta in collaborazione con la Keep Company di qualche mese fa - ancor più, se possibile, la poetica di una formazione che continua a rappresentare un modo di essere, oltre all'intrattenimento pop psichedelico.


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di Daniele Sassi

 
Scritto da D.Ba.
dream punk. Suono lo-fi, attitudine punk che serpeggia mal celata sotto melodie sognanti e riverberi a volontà: miscela senza dubbio vincente di questi tempi. Questa riedizione di cover e vecchio materiale ritraente l’alba del gruppo ha tutta l’ingenuità e la frivolezza di una tredicenne capricciosa che ricorda i disastri e gli amori, sbocciati e non, dell’estate appena trascorsa. Certo, si avverte l’assenza di quella spinta in più che li accosterebbe ai cugini Best Coast e Dum Dum Girls, ma se l’intento è quello di intenerire, gli Eternal Summers ci riescono perfettamente: in men che non si dica vi ritroverete inconsciamente a tamburellare con le dita sommersi da trasognata nostalgia.

68/100
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di Daniela Baiamonte 

 
Scritto da Da.B.
folkdrone. Liz "Grouper" Harris e Jesy "Tiny Vipers" Fortino unite al cospetto della scuderia Kranky per un album di pop drone soffuso e seducente: aperto dalla stupenda "Fell Sound", eterea come i brani del doppio A I A di Grouper (di cui la stessa Kranky rilascerà una reissue nei prossimi mesi), questo lavoro a quattro mani si rivela come il più song-oriented delle due artiste di Portland. Chitarre più dirette e meno reverberi, voci in primo piano e il solito arrangiamento minimale rendono queste 6 tracce la definitiva prova di maturità per due ragazze già culto nel panorama indipendente americano degli ultimi anni.

73/100
| Kranky | Brainwashed |

di Danilo Betti 

 
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