Titolo: Mechanical Gardens
Autore: Altar Eagle
Anno: 2010
Elemento:

cloud pop. Ad affollare le fila della qualità di un mai abbastanza sazio 2010 arrivano gli Altar Eagle con il loro esordio Mechanical Gardens. Idealmente, il duo composto da Eden Hemming e Brad Rose si pone come risposta autunnale al bel
Teen Dream dei Beach House. Con le dovute distinizoni: laddove i Beach House hanno una meravigliosa semplicità pop, gli Altar Eagle fanno largo utilizzo di effetti digitali per alterare gli umori di ogni canzone. Senza perdere di vista una melodia facilmente identificabile, lavorano ad una moderna versione dei Cocteau Twins con il consueto assortimento di loop elettronici e riverberi tipici di questa nuova vita del dream pop. Pacati e in perfetta armonia con lo spazio che li circonda, i due fanno propria ogni cosa attraversi la loro visuale: i terremoti sotterranei di "Battlegrounds", su cui si poggerà tutto il resto, aprono attirando direttamente alla radice del suono che diverrà cardine proseguendo; il pop dolcissimo di "Honey", papabile "Just Like Honey" del nuovo millennio, rischia di diventare inseperabile compagno nella pioggia mattutina; il lungo peregrinare di "You Lost Your Neon Haze" che, al confine di un sogno delicato, si chiude con un digitale domato da mani sapienti, è il risultato di sette minuti in cui facilmente ci perderemo ogni volta che ritorneremo; i misteri di "B'nai B'rith Girls" rivelandosi ci aprono gli occhi sulla magia di giardini meccanici in cui ci troviamo; uno 007 titubante, dimenticatosi dell'uscita della sala da ballo, si accascia al suolo in "Spy Movie", in salvo per miracolo dagli orribili protagonisti dei synth di "Monsters" e in preda all'esaurimento nervoso di "Breakdown". Probabilmente non si alzerà più, sembrano dirci gli Altar Eagle in un sussurro. I beat senza mai esagerare nella velocità colpiscono precisi mentre le voci cercano di convincere l'ascoltatore a dimenticare il male che giace nel suo cuore in "Pour Your Dark Heart Out". Non è dream pop, almeno non quello canonico riconducibile ai
Cocteau Twins. Non è shoegaze, ma dicono che alcuni impianti stereo si rifiutino di suonarlo ormai, per cui meglio così. Non è niente di assimilabile all'elettronica che risplende quest'anno, o ai revival più o meno validi. Il cielo sopra ai Beach House si è coperto di nuvole, gli Altar Eagle le soffiano gentilmente e le riposizionano a piacere, facendo rumore e facendosi notare.
80/100