Titolo: Mount Wittenberg Orca
Autore: Björk and Dirty Projectors
Anno: 2010
Elemento:
avant pop.
“Ma certo! Era ovvio che prima o poi sarebbe successo!”. È stato sicuramente questo il pensiero che per primo ha attraversato la mente dei fan dei protagonisti di questa collaborazione. Questo, seppur il legame, l’elemento comune che avvicina gli approcci artistici delle due anime di Mount Wittenberg Orca, non sia proprio così evidente. Tale comunanza emerge infatti solo dopo un attento studio delle poetiche e delle finalità delle differenti personalità coinvolte. L’incontro fra la mai abbastanza venerata Björk e i Dirty Projectors è avvenuto in una piccola libreria di New York City, la Housing Works Bookstore & Café. Lì convocati per un piccolo concerto di beneficenza, hanno tenuto un piccolo live in cui hanno sin da subito palesato enorme intesa e, cosa più importante, una sinergia espressiva impressionante (dell’evento sono disponibili diversi video su youtube). Mount Wittenberg Orca è il risultato di quanto è capitato su quel palco: un disco nato principalmente con l’intenzione di non sprecare la forza comunicativa nata dall’unione della più bella voce al mondo – parere di chi scrive – e la scrittura libera ma cerebrale dei portentosi ragazzi di newyork. Björk è strepitosa. Concentrata esclusivamente sulla sua voce e sulle sue linee vocali, capaci di tagliare trasversalmente i ricami a tratti rilassati, a tratti cacofonici e schematici intessuti da Dave Longstreth e colleghi (“On and Ever Onward”). È la Björk di Medùlla, tornata finalmente a giocare spensierata con il suo cantato, tecnicamente e melodicamente impeccabile, irripetibile. Encomiabile anche il lavoro dei Dirty Projectors, le cui tecniche scrittoree e il cui stile sono ormai marchio di fabbrica evidente. “All We Are” ne è l’esempio più facile. Variopinta ma equilibrata, bizzarra ma comunque, qui soprattutto grazie a Björk, comunicativa. L’opera di sponsorizzazione che la diva Björk ha con questa collaborazione compiuto nei confronto dei Dirty Projectors risulta particolarmente appagante soprattutto per chi aveva intravisto sin da subito nel gruppo newyorkese un progetto più che interessante. Aumenta, dopo Mount Wittenberg Orca, l’attesa per i nuovi lavori dei due autori di questo che, seppur estemporaneo, è risultato essere un lavoro meritevole di grande considerazione.
70/100