Titolo: Transit Transit
Autore: Autolux
Anno: 2010
Elemento:

noise rock. Ci hanno messo sei anni, ma dopo tanti rinvii e disattesi proclami, il trio losangelino ce l'ha fatta: Transit Transit vede finalmente la luce e gli Autolux possono partire in tour, stavolta per davvero. Il disco è bello, rinnoverà gli interessi della critica sulla band e chi c'era ai tempi di Future Perfect, quando personaggi del calibro di Maynard James Keenan e Trent Reznor li segnalavano come loro preferiti del momento, non rimarrà certo deluso. Fosse tutta qui la notizia, non ci sarebbe di che essere particolarmente eccitati. Ci vogliono sei anni per un disco di noise rock discepolo dei Sonic Youth dei Novanta, magari giusto un po' imbevuto di shoegaze e con alcune buone melodie pop? No, non ci vuole così tanto e non è giustificabile questo ritardo. Il punto però è che Transit Transit raggiunge, mette la freccia e sorpassa con un motore revisionato e potenziato il già premiato Future Perfect. Gli Autolux, piuttosto che la via dell'aurea mediocritas, devono aver scelto di prendersi il loro tempo e di pubblicare il secondo capitolo solo quando questo poteva chiaramente dirsi superiore al primo. È ovvio che una buona parte di chi li aveva applauditi nel 2004 oggi potrebbe non essere più sotto al palco ad attenderli: i fan della prima ora saranno facilmente dispersi in altri generi o magari potrebbero aver perso interesse per la musica rock. Quindi il compito di Transit Transit non è tanto quello di chiamare l'adunata - anche perché lo stesso Future Perfect, per quanto ben accolto dalla critica, non è che vendette i milioni di copie, e neanche le centinaia di migliaia - ma piuttosto quello di ripresentare gli Autolux come una formazione degna di credito e rispetto all'interno della scena indie rock americana. Gli ingredienti sono gli stessi, la forma è decisamente migliorata: il cantato annoiato, spesso interscambiato fra i tre anche all'interno dei singoli brani, sembra più a fuoco, tanto che a giovarne sono le melodie, davvero più avvincenti. Ecco, forse il difetto di Future Perfect era questo: un pugno di grandissimi pezzi facilmente memorizzabili (in particolare ricordiamo "Sugarless" e il singolo "Turnstile Blues"), e il resto palesemente più ostico, almeno a livello melodico. La qualità delle armonie vocali di Transit Transit - per altro a tratti vagamente echeggianti il buon Syd Barrett, addirittura - è più omogenea, e le stesse strutture danno l'idea di un album compatto da cima a fondo, negli intenti e nel risultato. Alcuni pezzi paiono dei mezzosangue composti di wave britannica e noise pop, tradendo un po' la genealogia del gruppo, che rimanda a quei Failure spesso dimenticati quando si raccontano storie di rock alternativo americano dei Novanta. A fungere da perfetto significante del nuovo corso è probabimente "The Science of Imaginary Solutions", la canzone finale, che lascia già a primo impatto la sensazione di aver ascoltato uno dei migliori album rock dell'annata.
74/100