Scritto da G.C.
Titolo: Crystal Castles Autore: Crystal Castles Anno: 2010 Elemento: alt

alttechno punk, nu rave. Esce per la Fiction il secondo album dei Crystal Castles, omonimo così come l'esordio. Per comodità ci riferiremo a I e II, indicando rispettivamente il disco del 2008 e quello del 2010. Registrato tra una chiesa in Islanda, un garage di  Detroit e una baita in Ontario, II rappresenta l'album con cui i Crystal Castles si affermano come unicum nel panorama musicale di oggi. In bilico tra nu rave, techno punk e noise pop, il sound di II non è inquadrabile con precisione in nessuna di queste scene: contemporaneamente le abbraccia tutte e va oltre. Ma il dato più importante è che lo fa con quattordici brani di primo livello, senza gli sbalzi di qualità che caratterizzavano I, come logica conseguenza della sua natura di raccolta di singoli, EP e canzoni composte ad hoc. Pur essendo della stessa durata circa del predecessore, II si compone di due tracce in meno risultando meno dispersivo, ma altrettanto ricco di varietà ed idee. Ciò è frutto dell'evidente maturazione della band, che dimostra qui molta meno ingenuità e dilettantismo rispetto a quanto fatto con I - non troverete un'obbrobrio come gli ultimi due secondi di "Untrust Us" - senza perdere in spontaneità e impatto. Chi ha familiarità con l'opera di Alice Glass ed Ethan Kath ritroverà comunque vecchi compagni di viaggio: i suoni 8 bit tipici dell'arsenale di Ethan in "Intimate"; la voce, spesso filtrata e manipolata fino a sembrare inumana, di Alice, divisa tra l'arpia disperata di "Fainting Spells" e "Doe Deer", e la ragazza robot di "Not in Love"; qualche riff violento di chitarra, il tutto sottolineato, quasi senza soluzione di continuità, dai rintocchi della drum machine. La crescita artistica del duo di Toronto si apprezza anche sul versante compositivo, come dimostra "Baptism", operazione cubista di destrutturazione e ricostruzione ai danni del rave, o "Celestica", una canzone dotata di complessità e profondità tali che il gruppo di I non l'avrebbe potuta scrivere. Anche le melodie sono sempre notevoli e tradiscono il gusto pop di fondo della musica dei Crystal Castles. Volendo muovere una critica negativa, si può sottolineare qualche cattivo accostamento, ad esempio la scelta di inserire il sample della voce di Jónsi estratto da "Inní Mér Syngur Vitleysingur" in "Year of Silence" appare quantomeno discutibile. Ma si tratta di inezie di fronte ad un lavoro solido come questo.


80/100
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