Scritto da M.F.
Titolo: We Were Exploding Anyway Autore: 65daysofstatic Anno: 2010 Elemento: alt

post idm rock. “Chi ha ancora bisogno del post rock?”, dovevano aver pensato i 65daysofstatic già nel 2008, con la pubblicazione di The Distant and Mechanised Glow of Eastern European Dance Parties, un EP totalmente votato all'elettronica che non temeva di sconfinare in lidi affini all'IDM e perfino alla techno. E sulla scia di quel lavoro si colloca questo We Were Exploding Anyway, anticipato dal singolo “Weak4”, che lasciava già presagire una continuazione del percorso intrapreso: una ritmica che ricorda quasi i Prodigy, per un brano decisamente ballabile, nonostante il consueto intricato connubio fra beat elettronici e batteria tradizionale. I 65daysofstatic non si sono certo snaturati; i segni distintivi del gruppo sono sempre presenti, a partire dalle prime due tracce, “Mountainhead” e “Crash Tactics”: ritmica esuberante, riusciti intrecci tra parte analogica e parte digitale, emotività ben dosata e che non scade mai nel patetico. Beat in odore di Aphex Twin, o come già menzionato, di techno ci accompagnano per tutta l'opera, che vede in risalto sintetizzatori e drum machine a scapito delle chitarre: altro segno della volontà di distanziarsi dal più tradizionale post rock. E per questo non si capisce come in un album di questo tipo si vada a inserire un brano come “Come to Me” (con le guest vocals di Robert Smith), che possiede ogni caratteristica propria di quel genere: minimale e strutturata con crescendo ed esplosioni sonore. Convincono di più l'intro atmosferica di “Debutante”, che però ritorna subito ai sopra menzionati stilemi, e soprattutto la finale “Tiger Girl”, che è sì un classico crescendo, ma che unisce una solida base elettronica a un buon utilizzo dei synth. We Were Exploding Anyway è un disco ambizioso, con più di un'idea interessante. Ambiziosità che si trova però in contrasto con certi suoni ormai datati o strutture e melodie a cui si affidano ancora soltanto gruppi non a caso di secondo piano (chi ha detto God is an Astronaut?). Se a questo proposito le scelte più radicali (che sono indubbiamente presenti) fossero state meno abbozzate, più decise e “coraggiose”, se vogliamo, ci saremmo trovati di fronte a un disco importante; ma non sappiamo ad oggi se i 65daysofstatic ne sarebbero in grado. Resta un album scorrevole e piacevole, che farà muovere più di un fondoschiena o che accompagnerà delle sane sedute di ascolto casalinghe nei suoi episodi più tranquilli.


61/100
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