
Non paghi di aver fatto il pieno di feedback positivi per l'omonimo disco di debutto, i Pains of Being Pure at Heart da New York City rilasciano una manciata di nuovi pezzi in questo stesso anno solare che li ha visti tra gli highlight assoluti del pop indipendente. La formula è grossomodo la stessa e dalle parti di Glasgow la conoscono bene: candide melodie di scuola twee e jangle pop rivoltate nel rumor bianco che tanto caro fu ai fratelli Reid, fino ad arrivare a quei Depreciation Guild che nel 2007 avevano un po' aperto la strada alla formazione capitanata da Kip Berman. La notizia è già una non-notizia dunque:
i Dolori dell'Essere Puri di Cuore hanno le canzoni, e sanno come farle rendere al massimo delle loro possibilità. Ritmiche smithsiane e cori che ricordano addirittura
Slowdive e Pale Saints - con particolare riferimento a "Twins" - sono lo scheletro effettivo di questi quattro brani, a cui si va ad aggiungere un riuscitissimo remix della
titletrack firmato dai Saint Etienne, in qualche modo reminiscente della danza alternativa dei Primal Scream. Quelle che la precedono sono tracce che scorrono via facilmente e che avrebbero potuto fare bella figura anche nell'acclamato album d'esordio, per altro arricchendolo di ulteriori sfumature. Ci sono ovviamente anche i My Bloody Valentine (potevano mancare in un disco a suo modo accostabile
anche allo shoegaze?), in particolare però quelli di Isn't Anything piuttosto che di
Loveless, nel post-punk di "103". Ci fosse poi stato Morrissey dietro all'asta del microfono, "Falling Over" sarebbe tranquillamente potuta essere inclusa in Strangeways, Here We Come. In definitiva un EP tutt'altro che trascurabile di una band che ha già lasciato un segno indelebile su quest'annata. Davvero imperdibile.