post eternal pop. Le vie del dream pop sono infinite, e il caso di Ester - debutto assoluto di questo quartetto londinese - è paradigmatico in tal senso. Il centro ideale è la voce di Suzanne Aztoria, non sempre incisiva dal punto di vista melodico, certamente eterea e funzionale al progetto. Intorno a essa, scale pericolanti, quasi dissonanti (la cosiddetta solfeggio scale), sorrette da impalcature ritmiche variopinte e mai banali. Se state cercando i nuovi Beach House lasciate perdere, se invece avete voglia di guardare il dream pop da un’altra prospettiva provate i Trailer Trash Tracys, ne vale la pena.
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74/100 |
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