Titolo: Wintering EP
Autore: Chapel Club
Anno: 2010
Elemento:·

romantic wave, dreamgaze. La band di Londra chiude in bellezza un'annata decisamente produttiva con questo EP, contenente brani che non faranno parte dell'album di esordio Palace, previsto per l'inizio del 2011. Si fa ormai un gran parlare, tra Web e riviste cartacee, di questi cinque ragazzi, che hanno sapientemente coltivato un hype oramai cresciuto a dismisura grazie alla diffusione centellinata di diversi brani. Chi li ha già conosciuti (probabilmente grazie al
Panopticon, primo a parlarne in Italia) con i singoli precedenti, noterà che le quattro canzoni di questo EP sono più sulla scia di una “The Shore” che di una “Five Trees”. Minutaggio esteso, brani più dilatati e meno pop, che puntano più sull'atmosfera che sull'alternanza strofa-ritornello. I Chapel Club mostrano ancora una volta di sapersi destreggiare tra i pur evidenti riferimenti con una personalità davvero fuori dal comune per una band così giovane. Shoegaze e dream pop sembrano essere le parole chiave di Wintering: linee vocali malinconiche sopra le distorsioni delle chitarre, voce e strumenti effettati; prova ne siano il clamoroso finale di “Roads” in apertura e l'intervento della voce femminile in “Telluride” che poggia su un delicato riff circolare. Si continua con la ballata “Bodies”, dove le liriche di Bowman esprimono un romanticismo quasi esasperato (
“You're my act of love”). I nomi che possono essere tirati in ballo sono diversi e non sono per nulla banali, in barba a chi aveva già additato superficialmente il gruppo come il solito emulo di una certo gruppo di Manchester: la magniloquenza degli Echo & The Bunnymen, la potenza dei Ride di
Nowhere, certi Cure... A chiudere in bellezza è “Widows”, a parere di chi scrive il migliore brano inciso dalla band, la sintesi perfetta di tutti gli elementi descritti finora. Si tratta di una splendida cavalcata emotiva: 8 minuti che volano, dove si alternano i ruggiti delle chitarre a momenti di quiete, sempre puntellati però da una decisa sezione ritmica. La canzone sfuma sulla ripetizione del verso
“I can see now the mess that I've made”. No, non avete fatto nessun
casino, ragazzi. Solo quattro canzoni enormi.
80/100
Chapel Club