Titolo: Phantom Power
Autore: Black Math
Anno: 2010
Elememento:
raw wavegaze. I Black Math escono per la Permanent Records di Chicago, e il loro suono è decisamente lo-fi, talmente lo-fi che ascoltando Phantom Power dovrebbero saltar fuori le stesse considerazioni fattibili per le produzioni firmate Blank Dogs. Il loro essere così rovinati appare stranamente sincero, e si spera che non ci si stia sbagliando; inoltre, l'impressione che trasudino oscurità solo al fine di trasudare oscurità scompare dopo i primissimi ascolti. Terminate qui le solite noiose - seppur importanti - considerazioni sulla forma, resta il rumoroso flusso sonoro di Phantom Power, che non potrà non regalare qualche soddisfazione agli amanti della dark wave, del post punk, dello shoegaze, dei dischi sintetici e ispirati, del tocco notturno e vagamente misterioso che sa sposarsi benissimo con i suoni di quel genere. Il disco sorprende nel suo essere sonicamente omogeneo anche nel cambiare coordinate: oltre agli episodi nettamente wave/post punk ("Reckless Thoughts", "High Dive", "Bottomless Sea") incontriamo inaspettatamente una canzone come "Part of Me", che con il suo ritornello e la sua velocità ricorda di più la proposta surf dei Best Coast che un oscuro gruppo uscito dalle tenebre ottantiane, riconosciamo poi della psichedelia dimessa ("In Threes") e addirittura territori usualmente consoni a Clogs o Hala Strana ("Nightshade"). Non male per neanche mezz'ora di musica che sembra uscita da una vecchia musicassetta che ne ha viste tante.
72/100
Black Math