Titolo: III: Remember Who You Are
Autore: Korn
Anno: 2010
Elemento:

nu metal. È uscito il nuovo disco dei Korn e, lo diciamo fin d’ora, è meglio di quanto ci si potesse aspettare. Sinceramente, dopo le ultime prove, inqualificabili per bruttezza, l’idea di ascoltare questo Remember Who You Are scatenava effetti comparabili all’irrequietezza furibonda provocata dal suono delle unghie sulla lavagna o al curioso disgusto scalpitante dovuto allo sfregamento del polistirolo. Inaspettatamente l’album è il migliore composto dalla band dal 2002, anno del già mediocre Untouchables, a oggi. Basta con le produzioni cristalline da band multimilionaria, basta con le stupidaggini coi sintetizzatori e via con un suono nuovamente aggressivo, e meno ripiegato su se stesso. La produzione, che torna in mano al mai dimenticato Ross Robinson - vero e proprio guru della prima epoca del nu metal - è ancora una volta riuscita e costituisce il vero punto di forza: grandissima rilevanza alle buone percussioni del nuovo acquisto Ray Luzier, mentre le chitarre riescono a costruire un buon muro sonoro, anche se spesso in secondo piano, allineandosi al contempo e con una ruvidità da tempo smarrita e con un suono più moderno, di cui abbiamo una prova in “Fear Is a Place to Live”, dal ritmo davvero catchy. Remember Who You Are, tuttavia, ha una curva di interesse che punta vertiginosamente verso il basso, traccia dopo traccia. Le canzoni divengono via via più scontate, banali e adatte giusto ai soliti irriducibili del genere, quelli che fino alla scoperta del post hardcore non si davano per vinti circa la morte del nu metal. Basti comparare il singolo, prima canzone dopo l’intro, ad una “Lead the Parade”, rock in svendita con scopiazzature dai System of a Down comprese, o alla stucchevole “Never Around”. Non sono sufficienti i tentativi (comunque timidi) di rendere imprevedibile una canzone come “Move On”, abbiamo comunque per le mani un lavoro non ispirato, soprattutto per quanto riguarda il frontman Jonathan Davis: melodie di poco conto, già sentite e con testi banali. E questo è, in piccolo, il problema che si riscontra per più o meno tutta la sua durata. Remember Who You Are è davvero un tentativo, per lo più sincero, di ritornare nel grembo delle muse della rabbia e del male di vivere dei primi album, ma il pacchetto non funziona più o non funziona ancora. Forse è troppo tardi per fare un album su queste coordinate, o forse l’ispirazione ha emesso i primi vagiti, inconcludenti dopo tanto sopore. La cosa certa è che qualcuno, nella band, deve cercare un nuovo posto nel mondo. Non basta la sincerità.
49/100