Titolo: The Oracle
Autore: Godsmack
Anno: 2010
Elemento:

sons of metallica. Non ce la sentiamo di prendercela troppo coi Godsmack da Boston, devono campare anche loro. E poi alla fine non fanno niente di male se pur fra banalità e americanate a go-go, riescono a far contenta quella fedele frangia di appassionati di questo metal presunto alternativo, figlio della lezione del Black Album dei
Metallica, che nel tempo ha dimostrato di non aver nulla a che spartire col calderone nu metal, con cui è stato per qualche anno erroneamente confuso. Luoghi comuni e tutto che sa di già visto e sentito dunque, a partire dai titoli delle canzoni che vantano classicismi e finezze del mestiere dell'hard rocker, e che tradotti suonano tipo "Guerra e pace", "Santi e peccatori", "Piangere come una puttana", "Amore odio sesso dolore" (ma non solo). Per non parlare della copertina che pare un ibrido fra quelle dei Dream Theater (gli scongiuri sono sempre ammessi) e i cerchi esoterici dei Led Zeppelin. C'è a chi piace tutto questo, non stupitevi per favore. Anzi, vi diremo di più, The Oracle - così si chiama il disco - il suo sporco lavoro lo sa fare, e come detto se ciò che si cerca è proprio quel suono in bilico fra gli Alice in Chains e i quattro
horsemen dei Novanta, o meglio se si ha il cattivo gusto di ascoltare ancora quella roba, allora non sarebbe un acquisto così campato in aria quello del nuovo capitolo della saga Godsmack. Band per altro formata da bravi guaglioni che come dimostrato conoscono bene diritti e doveri di un professionista del metal. Di questo si tratta infatti: un album solido, omogeneo, con pochi guizzi e anche qualche pacchianata prevista nel copione, ma che è consapevolmente voluto e riuscito così. C'è di ben peggio in giro. L'oracolo ha parlato.
60/100