Scritto da D.S.
Titolo: Option Paralysis Autore: Dillinger Escape Plan Anno: 2010 Elemento: alt

altcross-core. Abbiamo perso il conto dei cambi di formazione nei Dillinger Escape Plan, ma non vale la pena venirne a capo, tanto chi suona suona, ormai s'è capito cosa fanno i cinque ragazzotti del New Jersey. Non importa chi esce e ancor meno chi entra, alla fine la risultante deve essere musica rivolta al medesimo pubblico metalcore che li ha applauditi e fischiati nel corso di oltre un decennio di produzioni. Un paio di giri bastano e avanzano per avere un giudizio su Option Paralysis, che a primo impatto pare meno puzzonato del precedente Ire Works. Non che l'essere ridicoli debba essere per forza un fattore negativo. Anzi, l'abbiamo detto spesso che l'ingenuità può essere un elemento di qualità nel rock, come il sapore amaro e piccante nell'olio di oliva o il tannino croccante in un buon vino rosso. Ma qui non si tratta di essere naïf. Piuttosto è cattivo gusto. Infatti, nonostante la compattezza di fondo che lo distingue da quella crosta ormai autenticata che è Ire Works, il nuovo capitolo della saga presenta anch'esso alcuni scacazzi di non poco conto. Il più evidente? Mah, forse "Widower": non è chiaro come possa essere possibile reggere robe simili nel 2010. Chi è cresciuto coi Faith No More può venire su un tipo in gamba, oppure anche finire per diventare come questa gente qua; i danni che ha fatto quella roba sulla generazione nata fra il 1976 e il 1982 sono a volte più gravi dell'effetto Britney sulle giovanissime americane di qualche anno fa. All'epoca non c'era la playstation, al massimo il Principe di Persia su Commodore 64, così The Real Thing è stato il gioco che ha plagiato i figli dell'epoca McDonald's. Fra questi forse anche Greg Puciato, che si ricorda di quando fantasticava di essere Mike Patton, mentre si esercitava nelle prime serie di addominali in camera sua. Gli altri sanno bene che Irony Is a Dead Scene è il loro titolo più richiesto. E allora eccoli lì a tentare, appena possibile nel marasma freeform, improbabili aperture innodiche come in "Gold Teeth on a Bum" o in "Chinese Whispers". Chi si è nutrito a lungo di pane e mathcore potrà anche aver atteso con fiducia il ritorno di questo nome di punta del genere, ma ormai pare chiaro come tutto il filone -core stia prendendo la stessa piega e soprattutto coinvolgendo lo stesso pubblico del nu-metal: gli stessi che 10 anni fa di questi tempi ancora seguivano i Korn e i P.O.D. e che appunto avevano il mito dei Faith No More o magari di qualche altro gruppo crossover californiano, oggi sono i post-metallari instransigenti che si sorbiscono cose come queste o perfino più assurde, americane o scandinave che siano. Chi non c'era perché troppo giovane, all'epoca sarebbe andato in giro con la maglietta di Untouchables, oggi va al centro sociale inneggiando alla superiorità del post-hardcore da cameretta. Il nu-metal non c'è più, ma tranquilli, c'è l'universo -core! Almeno i Converge fanno quasi tenerezza nel loro essere palesemente anacronistici (perché dopo You Fail Me potevano tranquillamente smettere che non se ne sarebbe sentita la mancanza), i Dillinger invece ci danno giù convinti di esserci ancora dentro alla grande e rilanciano, poi tornano indietro agli esordi, poi osano di nuovo, giocano e quindi si rifanno seri. Che bello. Intendiamoci, se siete fra coloro che considerano Miss Machine un discone e Ire Works tutto sommato passabile, Option Paralysis non vi deluderà affatto. Anzi, troverete soddisfacente poter dire che la nuova prova di forza di Puciato e soci è parzialmente un ritorno alle origini, con giusto qualche impennata qua e là, ovvero delle finezze che differenziano il nuovo episodio e lo fanno brillare di luce propria. Vi esalterete assistendo al melodramma di "Parasitic Twins": che bella eh? Che gran finale! Tanti auguri insomma.

48/100
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