Titolo: Infinity
Autore: Jesu
Anno: 2009
Elemento:
Titolo: Disconnected
Autore: Greymachine
Anno: 2009
Elemento:

ravamo rimasti a
Conqueror, ovvero uno dei dischi più interessanti del 2007 grazie alla sua contaminazione di trame shoegaze nell’impianto sonoro degli Jesu. Dico eravamo perché Justin K Broadrick, la mente dietro al moniker, non si era poi sottratto alla consueta iperattività caratteristica della sua carriera, cominciata fin da adolescente nella natia Birmingham e sviluppata poi tra progetti maggiori quali Napalm Death, Godflesh e innumerevoli altre realtà minori (tra i quali citiamo le sperimentazioni ambient a nome Final). I

perattività che. però, non ci ha lasciato molto, a parte qualche dubbio sulla sua effettiva ispirazione, se non in termini puramente numerici. Dopo un certo numero di EP, collaborazioni e altri progetti, accogliamo, in questo 2009, la pubblicazione di Infinity, primo full lenght dopo il capolavoro del 2007. La notizia della release ha quindi fatto alzare le antenne a più di una persona, nonostante Broadrick si sia affrettato a gettare acqua sul fuoco dichiarando l'esistenza di un successore vero e proprio di Conqueror ancora in lavorazione.
Infinity è una monotraccia di una cinquantina di minuti che interrompe l’evoluzione sempre più melodica seguita negli EP editi da due anni a questa parte e che va a riprendere anche sonorità più aggressive come quelle presenti nel s\t del 2005, in una struttura musicale che offre, solitamente, un
mood più mellifluo e rilassante. Parlando di sonorità più aggressive non possiamo, però, non dedicare qualche riga a Disconnected, ulteriore release in cui fa capolino nuovamente la mano di JKB, coadiuvato da
Aaron Turner, David Cochrane e Diarmuid Dalton, già in passato collaboratori di Justin.


Riunitisi sotto il nome Greymachine, i quattro producono settanta minuti di musica difficilmente accostabile a quella di Infinity: un muro di rumore asfissiante in cui le basse frequenze dettano l’incedere, mentre disperate urla disumane fanno la loro comparsa qua e là durante l'ascolto. Un disco che si può definire come
noise progressivo, anche se, oltre il primo impatto sporco e claustrofobico, c’è un’attitudine molto rock e una ricercatezza di fondo che rende il prodotto interessante e che ci fa sperare, al contempo, nella continuazione della collaborazione tra i due
master mind della musica pesante odierna. Ritornando all’ultima uscita a nome Jesu, il disco, mattutino come altri, si può dividere in due momenti, in ognuno dei quali viene sviluppato un tema con il suo inizio, svolgimento e conclusione; momenti che sembrano riassumere al meglio quanto proposto fino a questo momento dagli Jesu (anche se qui JKB fa tutto da solo, non solo la composizione ma anche la messa in opera) e che suggeriscono e introducono anche qualche novità. Nonostante la sintesi sia completa e soddisfacente, il disco non aggiunge poi molto alla musica tutta né alla carriera dell’artista, faticando a trovare un suo momento tra gli ascolti di una giornata, tenendo conto anche della sua natura un po’ particolare. C’era forse il bisogno di guardarsi attorno e capire la propria posizione prima di continuare il cammino, ma non si può certo negare che questo viaggio, lungo due anni, sia stato particolarmente esaltante e ricco di soddisfazioni: è giunta l’ora di riposarsi per qualche tempo in un luogo confortevole. Aspettiamo il nuovo album, quindi, con un ultimo sforzo prima di quella meta che porta il nome di Opiate Sun, in uscita il 27 ottobre.
Infinity: 65/100
Disconnected: 70/100