Scritto da A.M.
Titolo: Conqueror Autore: Jesu Produttore: Justin K. Broadrick Anno: 2007 Etichetta: Hydra Head Elemento:

Q
uanto a lungo è necessario vivere circondati dai propri fantasmi, alzare un muro tra noi stessi e quel mondo che ci è sempre sembrato ostile, freddo e avvilente?
Difendersi da tutto ciò con bordate claustrofobiche di rumore e violenza?
Indulgere in uno sterile atteggiamento autodistruttivo?
All’età di trentotto anni, tutto ciò non aveva più senso per Justin K. Broadrick.
Dopo essersi lasciato alle spalle le esperienze con i seminali Napalm Death e Godflesh (gruppi fondamentali rispettivamente della scena Grindcore ed Industrial), nel 2003, dopo un esaurimento nervoso, fonda il progetto Jesu.
Se il self-titled di due anni posteriore riprende alcune delle dure sonorità già sperimentate in passato, tutt’altro atteggiamento e impostazione sonora sono presenti nella seconda release, a nome Conqueror, uscita nel febbraio del 2007.
Questo lavoro viene anticipato, data l’usuale prolificità di Broadrick, da un EP chiamato Silver, in cui le nuove caratteristiche sono già presenti in nuce: il muro sonoro è sempre presente, la melodia, seppur più curata, deve continuamente fare breccia in mezzo alle distorsioni e ai ritmi cadenzati e schematici.
Ciò che cambia è quello che l’uomo vuole comunicare: gli stessi ingredienti quindi, danno un risultato finale completamente diverso.
Justin Broadrick si era infatti stancato di dover convivere con le proprie paure e paranoie, era giunta l’ora di conquistarle: descrivere quindi la fragilità dell’esistenza umana, l’isolamento e la debolezza d’animo; ma con il fine di elevarsi al di sopra di esse, per trascenderle e quasi arrivare a una sorta di purificazione interiore.
Ciò è realizzato attraverso una tendenza innodica e incoraggiante, sebbene ci sia un forte retrogusto malinconico, ma non dimesso.
I testi sono più articolati e fanno pienamente parte del mood del disco: non pienamente espliciti né particolarmente descrittivi, esprimono appunto la volontà di cambiare, anche se ciò può voler significare conformarsi a tutto quello contro cui si è sempre indirizzata la propria rabbia.
Ma non c’è rimpianto, né sensazione di sconfitta, tuttalpiù una rassegnazione consapevole e matura.
Le sensazioni provocate da esperienze psichedeliche dello stesso Broadrick, spesso in solitario e in luoghi non civilizzati, la fanno da padrone; è spesso evocata la presenza di entità superiori e distaccate, a volte salvifiche e a volte distruttrici, ma sempre lontane, vaghe e intoccabili, cui Justin si rivolge (quasi come un novello Leopardi), ora chiedendo aiuto, ora deprecandole.
Musicalmente il disco è meno aggressivo: le ritmiche (affidate a Diarmuid Dalton al basso e a Ted Parsons alla batteria) e i riff della 7 corde di Broadrick, pur pesanti, vengono rallentati, donando un senso, estremamente avvincente, di abbandono e di leggerezza. L’uso della voce, anch'essa lenta, monotona e quasi ipnotica, innalza ancora di più il livello di coinvolgimento di un lavoro che in ogni caso è tutto fuorché monocorde, anzi è estremamente efficace sia nelle sue parti più tirate che in quelle più sognanti.
Oltre quindi ai tipici stilemi di sue opere precedenti, va citata la presenza dello shoegaze dei conterranei Jesus and Mary Chain e Ride, il quale influenza il modo in cui il rumore sporca la melodia, creata perlopiù con basi elettroniche.
Ma tale influenza non è sicuramente una scopiazzatura, poiché la mano e il tocco di JKB rendono originale e particolare il tutto, come spesso è successo nella sua carriera e come si può evincere mettendo Conqueror vicino alle altre uscite contemporanee.
La forza di questo album, e la sua bellezza, non risiedono ad ogni modo nelle soluzioni strumentali o nella rielaborazione e sviluppo di precedenti correnti musicali, ma semplicemente nella sua stordente espressività e nell’essere tremendamente sincero, sentito e viscerale.
C’è delineato un percorso esistenziale in queste otto tracce, ed è così toccante che tutto il resto passa in secondo piano.
dull clouds line the pathways
to ugly skylines
rivers flow to grey buildings
sweet air bitter taste
why believe yourself
why...
o1. Conqueror
o2. Old Year
o3. Transfigure
o4. Weightless and Horizontal
o5. Medicine
o6. Brighteyes
o7. Mother Earth
o8. Stanlow
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