Titolo: Abzu
Autore: Absu
Anno: 2011
Elemento:
american black metal. È ben risaputo che il periodo d'oro del black metal non è il 2011. È anche ben risaputo che tutto nacque geograficamente nel gelido nord scandinavo. Quindi parlare di un disco black metal oggigiorno e da parte di un gruppo americano a molti potrebbe far storcere il naso. In realtà non è così, e questo è il caso degli Absu. Come la maggior parte dei gruppi del genere questo complesso ha conosciuto i suoi tempi migliori durante gli anni '90 (per i più curiosi e vogliosi basta riascoltare The Sun of Tipharhet), concludendo il proprio percorso artistico nel 2001 con l'ottima uscita di scena Tara. Ed esattamente come tanti altri gruppi nel genere il legame con tutto ciò che è esoterico è fortissimo e viscerale: infatti Abzu è il secondo episodio di una trilogia dedicata al tema della magia Enochiana. Il ritorno, la cui utilità è risultata fino a qualche tempo fa di dubbia natura, è stato consacrato dopo una pausa di circa 8 anni dalla stesura dell'alquanto risparmiabile, privo di ispirazione e senso Absu, il primo capitolo della saga. Quindi, date le premesse, cosa rende questo Abzu un album degno di nota e di importanza? La risposta è presto data: questo è un inaspettato bell'album black metal che presenta mille sfaccettature e influenze, e che soprattutto ad ogni sofferto e demoniaco passo non sembra mai volgere il suo sguardo nostalgico alle tristofantiche glorie degli anni d'oro. Emerge da queste 6 tracce - ebbene sì, sono soltanto 6, di cui solo l'ultima estremamente lunga di circa 14 minuti - una voglia di rimettersi in gioco ormai data per dispersa dal frontman e factotum Prescriptor. Si tratta di un black metal fortemente influenzato dalle sonorità trash e death tipiche di Slayer ed Exodus, violento, furioso ed oscuro (davvero, non è detto per stereotipia). Il migliore esempio che rappresenta quanto detto finora è l'ottima "Skrying in the Spirit Vision", forse la migliore del lotto. Il
mood sonoro inoltre è ben prodotto e mixato, sporco quanto basta per realizzare quanto scritto appena prima, e, per carità, non ha nulla a che fare con album registrati in foreste disabitate e all'interno di chiese sconsacrate. Il risultato non stanca grazie alla durata contenuta, nonostante la suite finale risulti un insieme di buoni episodi troppo poco omogenei. Questo è un album per chi riesce a capire che il passato rimane là dove sta, e fa bene ogni tanto guardarlo con affetto, ma per crescere occorre andare avanti e cercare di non fossilizzarsi su determinati atteggiamenti brufolosi che rischiano di diventare ridicoli a lungo andare. Nulla di eccezionale, non salva un genere in decadenza, ma è un
blitzkrieg che spacca, non annoia e soprattutto è ben diretto con consapevolezza. Insomma, basta prendere quest'album per quel che è, senza essere dei fanatici dell'esoterismo e delle arti oscure: un bell'album black metal di quelli che non se ne sentivano da tempo, venuto fuori da un gruppo considerato morto e da un genere nostalgico e dannato per definizione.
72/100
Absud
i Alessandro Romeo