Titolo: Falling Deeper
Autore: Anathema
Anno: 2011
Elemento:
repentant goth metal.[/i] Penitenti e pieni di rimorso, gli Anathema proseguono nell'aggiornamento del vecchio catalogo agli umori e le fascinazioni attuali dei fratelli Cavanagh. Il titolo del nuovo sforzo suona come un "siamo messi ancora peggio di come eravamo", e il problema di fondo è sempre lo stesso che si diceva raccontando il precedente We're Here Because We're Here: suonando questa musica, gli Anathema vanno contro la loro stessa indole, non avendo né la sensibilità né tantomeno le competenze per provare ad assomigliare agli artisti cui si dichiarano fan. Falling Deeper è un concerto di lamenti sinfonico-esistenziali, dalle confuse atmosfere gotiche e con un esoterismo di fondo solo abbozzato, del tutto privo di scienza. Si erra a vuoto senza neanche riuscire a distinguere una traccia dall'altra, e anche la partecipazione di Anneke dei Gathering in "Everwake" non porta altro che a una versione celtica degli Evanescence. E' lo stesso discorso che si può fare per gli Opeth, che pentiti si stanno dando al progressive, sparando a caso finti suoni anni Settanta: gli Anathema sono ex-metallari che vogliono espiare la loro vergogna suonando pastorali dai toni dark, in cui non accade assolutamente nulla. Allora ha certamente più senso ascoltare una compilation come Whom the Moon a Nightsong Sings, e approfondire alcuni degli artisti che vi presenziano. Insomma, altro che Radiohead: pur senza i medesimi orpelli, un pezzo come "Sunset of Age" li riavvicina agli innominabili Dream Theater, mentre in generale la parentela con Steven Wilson e gli stessi Opeth rimane ben evidente nel risultato finale. E' dunque un altro disco di puro fumo nelle orecchie, soprattutto per gli arrangiamenti, in cui tutto sommato c'è meno porcheria di quanta ce n'era nella precedente collezione di inediti. Hindsight e Falling Deeper, rileggendo in chiave acustica, sinfonica ma pur sempre gotica gli Anathema di un tempo, sono due lavori che non meritano il simbolo inoppugnabile della pietra dello scandalo, ma che non fanno altro che mostrare tutti i limiti e la superficialità di una formazione che vorrebbe, ma non può. (D.S.)[/spoiler]
52/100
repentant goth metal. Penitenti e pieni di rimorso, gli Anathema proseguono nell'aggiornamento del vecchio catalogo agli umori e le fascinazioni attuali dei fratelli Cavanagh. Il titolo del nuovo sforzo suona come un "siamo messi ancora peggio di come eravamo", e il problema di fondo è sempre lo stesso che si diceva raccontando il precedente
We're Here Because We're Here: suonando questa musica, gli Anathema vanno contro la loro stessa indole, non avendo né la sensibilità né tantomeno le competenze per provare ad assomigliare agli artisti cui si dichiarano fan. Falling Deeper è un concerto di lamenti sinfonico-esistenziali, dalle confuse atmosfere gotiche e con un esoterismo di fondo solo abbozzato, del tutto privo di scienza. Si erra a vuoto senza neanche riuscire a distinguere una traccia dall'altra, e anche la partecipazione di Anneke dei Gathering in "Everwake" non porta altro che a una versione celtica degli Evanescence. E' lo stesso discorso che si può fare per gli Opeth, che pentiti si stanno dando al progressive, sparando a caso finti suoni anni Settanta: gli Anathema sono ex-metallari che vogliono espiare la loro vergogna suonando pastorali dai toni dark, in cui non accade assolutamente nulla. Allora ha certamente più senso ascoltare una compilation come
Whom the Moon a Nightsong Sings, e approfondire alcuni degli artisti che vi presenziano. Insomma, altro che Radiohead: pur senza i medesimi orpelli, un pezzo come "Sunset of Age" li riavvicina agli innominabili Dream Theater, mentre in generale la parentela con Steven Wilson e gli stessi Opeth rimane ben evidente nel risultato finale. E' dunque un altro disco di puro fumo nelle orecchie, soprattutto per gli arrangiamenti, in cui tutto sommato c'è meno porcheria di quanta ce n'era nella precedente collezione di inediti. Hindsight e Falling Deeper, rileggendo in chiave acustica, sinfonica ma pur sempre gotica gli Anathema di un tempo, sono due lavori che non meritano il simbolo inoppugnabile della pietra dello scandalo, ma che non fanno altro che mostrare tutti i limiti e la superficialità di una formazione che vorrebbe, ma non può.
52/100
Anathema