Titolo: Elysian Magnetic Fields
Autore: Dirge
Anno: 2011
Elemento:
atmospheric sludge. La ricetta è sempre quella, spezia più spezia meno. Abbiamo scelto di non recensire la moltitudine di dischi sludge e post core tutti uguali che ci segnalano ogni settimana dalle etichette che li promuovono. Quando però si tratta di raccontare il nuovo capitolo di uno dei nomi che contano (che gira gira sono pochini), o - come nel caso dei parigini Dirge - uno degli album che l'appassionato della specie non si può perdere per strada, ecco che torniamo a scriverne. Intendiamoci, non è roba da inserire nello speciale sul post metal: i Dirge sono solo attori minori della stessa scena. Eppure tra l'obsolescenza di alcuni e l'esilio di altri (o forse la luna di miele infinita...?), il genere tutto è alla ricerca di nuove vitamine per non perire di morte naturale. Già perché al momento non sembra esserci altra via che un'ulteriore nuova ibridazione con un altro stile, altrimenti quel che doveva dire l'ha detto da un bel pezzo. Abbiamo apprezzato il ritorno dei bavaresi Omega Massif, e a conti fatti ci rendiamo conto che le parole spese per quella pillola possono essere riutilizzate per questa: Elysian Magnetic Fields è grossomodo sulla stessa linea d'onda di Karpatia, è rivolto al medesimo pubblico e raccoglie un risultato molto simile. Epico, atmosferico, post e a tratti anche cinematografico - in particolare in "Apogee" e nella titletrack, decisamente il pezzo più personale del lotto - il nuovo album del combo francese si segnala per un impatto degno, se non dei Neurosis, almeno dei migliori Rosetta e Cult of Luna. Siamo veramente lì. Piace anche l'intermezzo industriale "Narconaut", che apre la via al tempo dispari di "Falling". Nella prima parte dell'album, invece, i Dirge sembrano navigare su mare territoriale, limitandosi ad una buona replica degli stilemi del genere. Assieme ai Celeste, i Dirge diventano così i migliori esponenti del metallo alternativo francese. A proposito, peccato non puntare completamente sulla lingua madre: porterebbe a quella sensazione di visceralità che in fin dei conti avrebbe potuto garantire quei due forse tre punticini in più che fanno la differenza tra un disco buono e uno da provare assolutamente.
75/100
Dirgedi
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