Scritto da D.S.
Titolo: Hisingen Blues Autore: Graveyard Anno: 2011 Elemento: alt
altvintage hard rock. Sembra di tornare dritti ai primi anni Settanta con Hisingen Blues, il nuovo disco degli svedesi Graveyard, uscito recentemente per la Nuclear Blast e accolto da alcune riviste - anche nostrane - come un autentico capolavoro heavy rock. E in effetti tra i tag di questo pezzo abbiamo inserito i vari Led Zeppelin, Uriah Heep, Deep Purple, ma anche i più recenti Witchcraft, Organ Donor e ovviamente i Down di Phil Anselmo. Se si aggiunge anche il look tipicamente grunge-trasandato dei quattro di Goteborg, ecco che l'immaginario, anche se pieno di luoghi comuni, è davvero completo. Il problema è che siamo nel 2011, e se è pure legittimo che ognuno metta al mondo la musica che si sente dentro, non si può neanche lasciar passare il messaggio che questo sia un episodio di un qualche rilievo nel panorama del rock attuale. A qualcuno basterà pure l'atmosfera di tributo ai classici inflazionati dei Seventies e a certo heavy blues che ciclicamente torna alla ribalta - Wolfmother docet - ma al di là della forma ben canonizzata, sarebbe davvero imperdonabile perdere la testa per un disco del genere, a fronte di tutto il ben di dio in circolazione. Quando le cose vanno un po' meglio, come in "No Good, Mr. Holden", sembra di trovarsi di fronte ai primi Audioslave. Mediamente la qualità dei 9 brani (più una traccia bonus) è discreta e non ci sono scelte di cattivo gusto; tuttavia si tratta di una scarica di riff e assoli di chitarra che - per fare un confronto diretto e dimostrare che non siamo prevenuti nei confronti del concetto di fondo - non ha lo stesso indie appeal delle recenti produzioni dei Dead Weather, che nel loro essere comunque radicate nel vintage, risultano più isteriche e viscerali, e soprattutto nella pratica più attuali. Est modus in rebus, dunque.

65/100

Graveyard

 
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