Titolo: Kaputt
Autore: Destroyer
Anno: 2011
Elemento:

art pop, synth pop. La band capitanata dell'eclettico Dan Bejar (The New Pornographers, Swan Lake) tornano a quasi tre anni dal precedente full length, Trouble in Dreams. Chi avesse assaggiato gli antipasti che hanno preceduto l'uscita di Kaputt, gli EP Bay of Pigs (la cui titletrack è qui efficacemente riutilizzata come pezzo conclusivo) e l'ancor più sperimentale Archer on the Beach, in collaborazione con
Tim Hecker e Loscil, non resterà eccessivamente spiazzato dalla brusca virata. Eppure la distanza dai precedenti lavori è netta: quasi completamente annientata la componente folk, massiccia presenza di elettronica con retrogusto Eighties e netta preponderanza di strutture lineari quando non meramente pop ("Chinatown", "Savage Night at the Opera", la stessa, ottima titletrack "Kaputt"). E' un'eleganza quasi da club, con il sax spesso tra i protagonisti, quella che impregna un'opera che probabilmente non eguaglia fasti di Streethawk: A Seduction (2001) o Destroyer's Rubies (2006) ma suadente e rilassante; un lavoro che si mantiene abilmente in equilibrio tra accessibilità e raffinatezza, appagante per l'orecchio (non solo per l'inimitabile cantato di Bejar) e delicato nell'avvolgere la mente. Unico difetto, forse, l'eccessiva omogeneità stilistica e atmosferica tra le nove canzoni che lo compongono. Come tutti i tentativi coraggiosi sarà naturalmente prono a critiche ma non è certo un passo falso quello che i Destroyer muovono con Kaputt, che pare anzi un riuscito tentativo di rinnovamento e ricerca. Quale traccia lascerà nell'invidiabile discografia dei canadesi lo decreterà il tempo, nel mentre vale la pena di aspettare la sera per condirla con una musica tagliata su misura.
78/100
Destroyer