Scritto da D.B.
Titolo: The ArchAndroid (Suites II and III) Autore: Janelle Monàe Anno: 2010 Elemento: alt

indie r'n'b. La giovane e minuta Janelle Monàe apre la sua carriera di artista nel migliore dei modi, con un album che ha stupito e messo d’accordo tutti. Il sentore che da quella mente fresca uscisse qualcosa nell’intorno di un instant classic era nell’aria, grazie ad un EP - Metropolis (Suite I) - che aveva in alcuni casi addirittura estasiato la critica. Si presentava con un suono al contempo sia maturo che sfrontato, frutto della spontaneità di una ventunenne che ama il funk e l’elettronica. Tutte qualità che troviamo anche in questo The ArchAndroid, un lavoro in cui la quasi totalità delle tracce potrebbe cacciare dalla testa della classifica i nomi più blasonati. Una collezione di vere e proprie canzoni, quindi, spesso anche molto diverse tra loro e in cui la noia non trova posto, serrate come sono le tracce, in un flusso sonoro unico lungo più di un’ora. Questa omogeneità trabocca oltre i limiti del disco, andando a collegarsi direttamente con l’EP di 3 anni prima e formando così un concept sci fi in 3 Suite, intimamente connesso all’afrofuturismo di Rammelzee e a Metropolis, il film (a questo riporta l’artwork in copertina), senza sbrodolamenti o punti morti. Un progetto del genere deve moltissimo al modo di fare musica di Erykah Badu, nonostante la musica mostri il solco tra le due. La Monàe ha un respiro decisamente più ampio, non solo nelle sue potenzialità spacca-classifica, nella sua fruibilità, ma anche nella poetica e nella sua vicinanza con il rock e la musica elettronica. Laddove la dea del nu soul mostra con fierezza le proprie radici, anche nelle canzoni più movimentate, in ArchAndroid ci troviamo a portata di mano la sfacciataggine di Missy Elliott, il suono classico dell’r’n’b degli anni ’60, l’indie pop di questi ultimi 5 anni e l’elettronica europea. Tra le influenze ammesse dall’artista ci sono gli Outkast, declinazioni soliste di André3000 e di Big Boi comprese, e i Parliament, ma possiamo avanzare senza tema di errore un influenza massiccia da parte Prince (periodo Dirty) e di Michael e Janet Jackson, riscontrabile, fra le altre, in “Locked Inside”. Sia che lo si ascolti come un disco di musica leggera, sia come epopea impegnativa, ArchAndroid è quasi impeccabile. In questa seconda declinazione molte qualità rimangono in risalto sulla tela dai colori variegati dell’album. Infatti, superata la prima canzone della Suite III, (“Neon Valley Street”: nu soul pressoché in purezza), Janelle si lancia in canzoni più impegnative e slegate dal mondo della musica nera, come “Make the Bus”, in collaborazione con gli Of Montreal, e “Wandaland”, quasi glo fi, fino ad arrivare alla splendida “57821” e a “BaBopByeYa” che consacrano la giovane alla classicità: la tradizione di una Fitzgerald e l’austerità e i legami con la musica colta di una Simone si intrecciano in arabeschi e dissonanze, in teatralità e tragedia romantica.


85/100
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