Titolo: The Wild Trapeze
Autore: Brandon Boyd
Anno: 2010
Elemento:

acoustic rock fm. Per scrivere un breve articolo come questo senza doversi troppo soffermare sul disco, basta ricordare di come in fondo Brandon Boyd abbia sempre prodotto musica per minorenni o comunque per ragazze innamorate del suo bel faccione, o magari dei proverbiali pantaloni a vita bassa. Oppure di come le ultime banalissime prove degli Incubus abbiano anche un po' oscurato quanto di buono - in realtà non molto - avesse messo al mondo la stessa band californiana verso la metà dei Novanta, quando il crossover sembrava davvero la risposta californiana al grunge e quindi la nuova sensazione del rock alternativo americano, e non uno sfogo di volgari luoghi comuni, come poi divenne il nu metal. Alla luce di una carriera tutto sommato non memorabile e non pago della svolta totalmente rock fm della casa madre, Boyd riesce a mettere in mostra tutta assieme la sua totale mancanza di talento, per un disco prevalentemente costruito su accordi di chitarra elettroacustica, talvolta circondati da arrangiamenti orchestrali fasulli, oppure da rumorismi così all'acqua di rose (perché guai a sporcare troppo la melodia) da far tenerezza, prodotti al computer e quindi con effetto ovatta incluso. Brandon si ostina a cantare su note alte, senza mai (proprio mai eh) trovare una linea vocale adatta. Quando attacca il lamento di "Courage and Control", la soglia di sopportazione supera il limite estremo, e si fatica a non buttare dalla finestra tutto quanto si trovi nel raggio di due metri. Non si salva niente, neanche il mestiere. Sono dischi che incattiviscono questi, che spingono a fare del male. Si rischia di veder svanita per sempre la propria incensurabilità. Altro che il black metal scandinavo, quello ormai fa sorridere anche i cresimandi.
38/100