Titolo: Avi Buffalo
Autore: Avi Buffalo
Anno: 2010
Elemento:

young pop, wise folk. Vi roviniamo subito la sorpresa dicendovi che Avi Zahner-Isenberg, la mente dietro al progetto Avi Buffalo, ha appena vent'anni. Scoprirlo dopo aver sentito questo splendido debutto è una cosa, saperlo prima di provarlo è un'altra, vi sentiamo lamentare. In questo caso, non è proprio così. Non basta un ascolto integrale per venire a capo di un lavoro tanto brillante e profondo. L'eta di Avi è bene tenerla a mente ogni volta che premiamo play perché è giusto invidiargli un talento del genere. Nel ripetitivo, inflazionato folk rock che subissa il nuovo millennio fin dai suoi primi vagiti, diventa sempre più difficile scovare uscite degne di nota. Siamo ben oltre la soglia della saturazione, e andare dietro a chiunque imbracci una sei corde è un'impresa sempre meno divertente. Tuttavia, in questo caso è bene mettere da parte la noia. Con il nome Sub Pop come garanzia di qualità e un artwork affascinante e misterioso al punto giusto, gli Avi Buffalo si presentano con tutte le carte in regola per non deludere anche il più navigato appassionato di musica folk. Dopo qualche minuto, ogni dubbio sull'effettiva bontà della loro musica è già scomparso. Immaginate i
Pixies che abbandonano Albini e pulp. Persi senza una direzione precisa, si fanno convincere da James Mercer a sperimentare un pop ricco di sfumature e colori, solo a prima vista leggero e giovane, in realtà senza età. Melodie suadenti nascondono malinconia, nostalgia e, più in generale, uno spettro di emozioni non sempre felici, in aperto contrasto con la dolcezza di certi suoni eppure perfettamente a loro agio. Un po' il segreto degli
Shins, che gli Avi Buffalo colgono con intelligenza. La voce di Zahner-Isenberg è acuta: Black Francis mentre ritrovava la sua strada deve aver incontrato Bon Iver, ma non è chiaro se è il primo ad aver staccato la corrente o il secondo ad aver acceso l'amplificatore. Diciamo solo che una canzone come "Summer Cum" piacerebbe ad entrambi. I dettagli fanno la differenza: il duetto vocale in "One Last" impreziosisce il delicato ritornello; la divagazione strumentale in "Remember Last Time" arriva inaspettata, ma concede all'ascoltatore il tempo di abbandonarsi al ricordo protagonista del pezzo. L'intimità è ingenua, è calda ed è assolutamente nostra. Gli Avi Buffalo riescono nel difficile compito di distinguersi da una stanca schiera di concorrenti, che ormai possiamo tranquillamente chiamare inseguitori.
80/100