Titolo: Hospice Autore: The Antlers Anno: 2009 Elemento: 

Hospice, secondo lavoro del giovane newyorkese Peter Silberman a nome The Antlers attrae già a partire dalle condizioni in cui nasce: partorito durante un lungo periodo di auto-reclusione in seguito ad una crisi interiore, composto con l’occasionale aiuto di strumentisti vari e autoprodotto. L’album non tradisce le aspettative che una presentazione del genere, per quanto breve, potrebbe far sorgere e fa di un’intimità tanto dirompente quanto modulata il suo grande punto di forza. L’inizio con “Prologue” e “Kettering” ammicca allo slow-core di Low e non solo, già l’intensissima “Sylvia” però arricchisce lo scenario con aperture più ritmate, inserti di fiati e un dinamismo che si ritrova più avanti in pezzi come “Bear” e “Two”. L’equilibrio tra momenti atmosferici e raccolti (da segnalare, in proposito “Atrophy” e “Wake”) ed altri notevolmente più distesi, quando non marcatamente pop, conferisce al lavoro una fruibilità difficilmente ritrovabile in altri lavori appartenenti al filone. Le parole di Silberman riflettono l’andamento sopra descritto e si muovono con altrettanta disinvoltura tra sofferenza (ricorre, come da titolo, il motivo della cura, in bilico tra realtà ed allucinazione), amore e il legame umano nella sua variegata natura. Il risultato complessivo sono 53 minuti di musica delicata, evocativa e fruibile a più livelli, a seconda del grado di coinvolgimento voluto e della necessità di un'esperienza introspettiva piuttosto che puramente piacevole. Hospice offre tutto questo.
76/100