Titolo: Directions to See a Ghost
Autore: The Black Angels
Anno: 2008
Elemento:
psych rock[/i]. Sembrerebbe non essere cambiato molto dal precedente album, il suono è sempre volto al passato, le ritmiche tribali ed essenziali, la voce di Alex Maas si conferma ipnotica e sciamanica. La verità è che la band di Austin dimostra di aver acquisito sicurezza nei propri mezzi tanto da potersi permettere di rilanciare il discorso intrapreso con Passover. L’overture affidata a "You on the Run" mostra che la scelta di ricorrere al sitar non è un semplice diversivo ma un modo per disegnare veri e propri arabeschi sonori. Provate inoltre a pensare la splendida "Deer-Ree-Shee" senza l’apporto di tale strumento e vi troverete davanti ad una qualunque canzone hard psych con la passione per il deserto. Un ulteriore arricchimento è rappresentato dall’ingresso in formazione di Kyle Hunt che, con il uso organo rigorosamente vintage, contribuisce a costruire un ipnotico tappeto sonoro, come nella rumorosa "Never/Ever", permettendosi anche il lusso di dare significato a quel viaggio catalettico che è "18 Years". Non mancano le esplosioni magmatiche, regalateci in "You in Color", tanto meno 16 lenti ed alienati minuti di "Snake in the Grass" per chiudere un album sicuramente valido. Piccole e significative novità che permettono ai Black Angels di non fossilizzarsi e di restare al tempo stesso fedeli al proprio credo. 75/100 (E.R.)[/spoiler]
psych rock. Sembrerebbe non essere cambiato molto dal precedente album, il suono è sempre volto al passato, le ritmiche tribali ed essenziali, la voce di Alex Maas si conferma ipnotica e sciamanica. La verità è che la band di Austin dimostra di aver acquisito sicurezza nei propri mezzi tanto da potersi permettere di rilanciare il discorso intrapreso con Passover. L’overture affidata a "You on the Run" mostra che la scelta di ricorrere al sitar non è un semplice diversivo ma un modo per disegnare veri e propri arabeschi sonori. Provate inoltre a pensare la splendida "Deer-Ree-Shee" senza l’apporto di tale strumento e vi troverete davanti ad una qualunque canzone hard psych con la passione per il deserto. Un ulteriore arricchimento è rappresentato dall’ingresso in formazione di Kyle Hunt che, con il uso organo rigorosamente vintage, contribuisce a costruire un ipnotico tappeto sonoro, come nella rumorosa "Never/Ever", permettendosi anche il lusso di dare significato a quel viaggio catalettico che è "18 Years". Non mancano le esplosioni magmatiche, regalateci in "You in Color", tanto meno 16 lenti ed alienati minuti di "Snake in the Grass" per chiudere un album sicuramente valido. Piccole e significative novità che permettono ai Black Angels di non fossilizzarsi e di restare al tempo stesso fedeli al proprio credo.
75/100
The Black Angels