Titolo: Welcome to My DNA
Autore: Blackfield
Anno: 2011
Elemento:
plastic symphonic pop. Welcome to My DNA è il terzo album in studio per il progetto principale di Steven Wilson fuori dai Porcupine Tree, o perlomeno quello che almeno agli inizi ha ricevuto maggiore attenzione. Bisogna dare credito di questa importante proposta anche all'israeliano Aviv Geffen, stavolta principale autore e mente dietro a canzoni fenomenali come "Zigota" e "Far Away". Senza indugi, si tratta di un art pop sinfonico dalla produzione levigata e l'umore malinconico, in scia con le produzioni degli
Anathema e dei
Porcupine Tree stessi. Il tutto è suonato con perizia tecnica e a volumi che non lasciano trasparire neanche un'esitazione nella performance. Insomma un piattume incredibile e patetico ad ogni costo - nel senso che cerca di creare un pathos forzato - come da lezione di certo progressive morto e sepolto nei primi anni Settanta, o forse come solo il profeta di album come Fear of a Blank Planet e The Incident poteva mettere al mondo. L'effetto plastica pervade tutta questa perfezione apparente, con un fare melodrammatico degno delle mascherate dei peggiori/migliori Paatos (per non mettere sempre di mezzo i Dream Theater che ormai lo sanno tutti che non portano esattamente fortuna). Sembra il disco di due professionisti - per esempio un ragioniere e un assicuratore - che vestiti in giacca e cravatta si ritrovano nel tempo libero per suonare assieme, ispirati dalla musicaccia tipo Genesis e Marillion che ascoltavano quando erano giovanotti e credevano di poter cambiare il mondo. Tutto nella norma dunque, peccato solo che il rock sia un'altra cosa, per fortuna.
43/100
Blackfield