Scritto da D.S.
Titolo: Different Gear, Still Speeding Autore: Beady Eye Anno: 2011 Elemento: alt
[i]mod rock[/i]. "Senza Noel dove va?". D'accordo, ma proviamo a parlarne senza preconcetti, anche se tutto è esattamente come ce lo si aspetta nel primo album dei Beady Eye di Liam Gallagher e gli altri ex Oasis, che lo spalleggiano nella riproposizione dello spirito mod della seconda metà dei Sessanta. Un disco retrò per ragion d'essere, che non prova neanche a replicare nuove "Wonderwall" o "Live Forever", ma anzi si divincola anche dal recente passato della band del fratellone, a cui tuttavia è più affine. Perde il confronto con Dig Out Your Soul - che per altro sembra poter invecchiare benone - non con Don't Believe the Truth che alla fine non è che presentasse chissà che canzoni. Le tag di Different Gear, Still Speeding sono quelle previste dal copione, quindi l'ossessione per i Rolling Stones in primis, qualcosa di John Lennon più che dei Beatles, e poi Kinks e Who. Se si resiste illesi fino alla seconda parte, molto più riflessiva rispetto al rocknrolla a tutti i costi dell'ideale primo lato, ci si trova anche qualche ragione per ricominciare da capo. L'inatteso jangle pop di "For Anyone", le verviane "Kill for a Dream" e "The Morning Sun", con vaghi aromi psichedelici, bilanciano meglio un album che sceglie di giocarsi tutti all'inizio sia i pezzi uptempo che quelli più volutamente derivativi ("The Roller" particolarmente). Stacca giusto "Standing on the Edge of the Noise", che ricorda "Round Are Way" per l'arrangiamento e l'atmosfera generale. Davvero convincente invece  l'omaggio di "The Beat Goes On", in cui sembra d'essere dentro a Let It Be, l'ultimo disco dei Beatles. Non c'è di che esaltarsi, d'accordo, ma non è nemmeno reato per un fan degli Oasis acquistare questo disco. Dispiace per chi per partito preso aveva già sputato la sentenza, ma l'esordio dei Beady Eye è tutto sommato commestibile. 6.5/10 (D.S.)

altmod rock. "Senza Noel dove va?". D'accordo, ma proviamo a parlarne senza preconcetti, anche se tutto è esattamente come ce lo si aspetta nel primo album dei Beady Eye di Liam Gallagher e gli altri ex Oasis, che lo spalleggiano nella riproposizione dello spirito mod della seconda metà dei Sessanta. Un disco retrò per ragion d'essere, che non prova neanche a replicare nuove "Wonderwall" o "Live Forever", ma anzi si divincola anche dal recente passato della band del fratellone, a cui tuttavia è più affine. Perde il confronto con Dig Out Your Soul - che per altro sembra poter invecchiare benone - non con Don't Believe the Truth che alla fine non è che presentasse chissà che canzoni. Le tag di Different Gear, Still Speeding sono quelle previste dal copione, quindi l'ossessione per i Rolling Stones in primis, qualcosa di John Lennon più che dei Beatles, e poi Kinks e Who. Se si resiste illesi fino alla seconda parte, molto più riflessiva rispetto al rocknrolla a tutti i costi dell'ideale primo lato, ci si trova anche qualche ragione per ricominciare da capo. L'inatteso jangle pop di "For Anyone", le verviane "Kill for a Dream" e "The Morning Sun", con vaghi aromi psichedelici, bilanciano meglio un album che sceglie di giocarsi tutti all'inizio sia i pezzi uptempo che quelli più volutamente derivativi ("The Roller" particolarmente). Stacca giusto "Standing on the Edge of the Noise", che ricorda "Round Are Way" per l'arrangiamento e l'atmosfera generale. Davvero convincente invece  l'omaggio di "The Beat Goes On", in cui sembra d'essere dentro a Let It Be, l'ultimo disco dei Beatles. Non c'è di che esaltarsi, d'accordo, ma non è nemmeno reato per un fan degli Oasis acquistare questo disco. Dispiace per chi per partito preso aveva già sputato la sentenza, ma l'esordio dei Beady Eye è tutto sommato commestibile.

65/100

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