Titolo: Tao of the Dead
Autore: ...And You Will Know Us by the Trail of Dead
Anno: 2011
Elemento:
[i]alternative prog rock.[/i] A due anni di distanza da The Century of Self - applaudito sì, ma fino ad un certo punto - i Trail of Dead escono dallo studio con un progetto più ambizioso che mai. Stando ad alcune interviste, l'intenzione è quella di ispirarsi ai concept album di band come Pink Floyd, Yes e Rush. Per questo motivo Tao of the Dead è diviso in due parti, rispettivamente di undici e cinque movimenti. Mossa spiazzante e curiosa che potrebbe già far storcere il naso a qualcuno. Si avverte la necessità di non fossilizzarsi su uno stile ormai consolidato e semmai di cercare qualcosa che suoni diverso già in fase di composizione. Quali siano state le intenzioni di Conrad Keely e Jason Reece, il suono risulta lo stesso a cui la band ci ha sempre abituati, ovviamente assai distante da quello patinato dei dinosauri sopra citati. Siamo molto più vicini agli Who se proprio vogliamo dare delle coordinate. L'ascolto procede senza sussulti, con qualche momento di stanca in cui si può facilmente perdere il filo del discorso. Sono poche le melodie che raggiungono il livello di quelle che li hanno fatti apprezzare negli anni e si capisce immediatamente che siamo distanti anni luce dai loro capolavori, ovvero Source Tags and Codes e soprattutto Worlds Apart. Possiamo lodare il tentativo di cambiamento, ma il risultato non è del tutto soddisfacente: a conti fatti, sarebbe stato meglio limitarsi a scrivere un normale e onesto album di canzoni, proprio come The Century of Self, piuttosto che cercare l'illuminazione progressive. Siamo sicuri che avrebbero composto almeno una manciata di bei brani da aggiungere alla loro discografia e da proporre ai loro energici concerti. Per correttezza è giusto chiarire che Tao of the Dead non è un album insufficiente o brutto, non sbrodola virtuosisimi inutili e suoni plastici. Il problema è che sebbene abbia sicuramente un senso all'interno della loro discografia, di fatto, passato l'effetto sorpresa, sarà sempre preferibile inserire nello stereo uno qualsiasi dei dischi che l'hanno preceduto. 6/10 (M.Bo.)
alternative prog rock. A due anni di distanza da The Century of Self - applaudito sì, ma fino ad un certo punto - i Trail of Dead escono dallo studio con un progetto più ambizioso che mai. Stando ad alcune interviste, l'intenzione è quella di ispirarsi ai concept album di band come Pink Floyd, Yes e Rush. Per questo motivo Tao of the Dead è diviso in due parti, rispettivamente di undici e cinque movimenti. Mossa spiazzante e curiosa che potrebbe già far storcere il naso a qualcuno. Si avverte la necessità di non fossilizzarsi su uno stile ormai consolidato e semmai di cercare qualcosa che suoni diverso già in fase di composizione. Quali siano state le intenzioni di Conrad Keely e Jason Reece, il suono risulta lo stesso a cui la band ci ha sempre abituati, ovviamente assai distante da quello patinato dei dinosauri sopra citati. Siamo molto più vicini agli Who se proprio vogliamo dare delle coordinate. L'ascolto procede senza sussulti, con qualche momento di stanca in cui si può facilmente perdere il filo del discorso. Sono poche le melodie che raggiungono il livello di quelle che li hanno fatti apprezzare negli anni e si capisce immediatamente che siamo distanti anni luce dai loro capolavori, ovvero Source Tags and Codes e soprattutto
Worlds Apart. Possiamo lodare il tentativo di cambiamento, ma il risultato non è del tutto soddisfacente: a conti fatti, sarebbe stato meglio limitarsi a scrivere un normale e onesto album di canzoni, proprio come
The Century of Self, piuttosto che cercare l'illuminazione progressive. Siamo sicuri che avrebbero composto almeno una manciata di bei brani da aggiungere alla loro discografia e da proporre ai loro energici concerti. Per correttezza è giusto chiarire che Tao of the Dead non è un album insufficiente o brutto, non sbrodola virtuosisimi inutili e suoni plastici. Il problema è che sebbene abbia sicuramente un senso all'interno della loro discografia, di fatto, passato l'effetto sorpresa, sarà sempre preferibile inserire nello stereo uno qualsiasi dei dischi che l'hanno preceduto.
60/100
Trail of Dead