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Consulta l'archivio o leggi gli ultimi articoli Outerworlds
Scritto da E.F.
postmodern piano trio. Il ritorno del nostro pianista indo-americano preferito con il suo trio ha il sapore di una promessa mantenuta. Come tale, è caratterizzato allo stesso tempo da un senso di soddisfazione e appagamento per il livello qualitativo della proposta, e dal disappunto derivante da una certa mancanza di novità della stessa. Come sempre alternando brani originali a cover delle più varie (dall’immancabile Duke Ellington a Flying Lotus, passando per Michael Jackson), e senza mai cedere alla tentazione (forte, ne siamo sicuri) del tecnicismo, si prediligono qui l’atmosfera tesa e i ritmi spezzati al lirismo e alla melodia. Iyer offre un pianismo al passo coi tempi, nel senso di consapevole del proprio tempo, e perfettamente inserito in esso, pronto anche a segnare la strada per il domani.
zolfo 74/100
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di Enrico Finocchiaro

 
Scritto da E.F.
nordic jazz. Quello di Tord Gustavsen è un quartetto tipico sia per il panorama jazz europeo che per l’etichetta ospite, quella ECM che ormai anche qui sul Panopticon non ha più bisogno di presentazioni. In The Well incontriamo melodie semplici, in alcuni momenti più ammalianti, in altri più gioiose, dove le pause e i silenzi contano (almeno) quanto le note prodotte; l’atmosfera è perlopiù notturna, soft anche nei rari momenti di maggior vigore. Il leader propone un pianismo delicato, tipicamente nord-europeo, validamente supportato nella creazione di rievocazioni suggestive dagli altri tre membri del gruppo, in particolare da un Tore Brunborg essenziale (in tutti i sensi) nel suo contributo al sassofono. Senza richiedere un grande impegno nell’ascolto, non deluderà gli amanti del buon jazz dopo il tramonto.
zolfo 76/100
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di Enrico Finocchiaro

 
Scritto da D.B.
experimental noise hop. Death Grips è un gruppo di Sacramento che nel 2011 ha colpito duramente il mondo hip hop con un EP e un mixtape, Exmilitary, destabilizzanti per aggressività ed efficacia parodistica e acidità della dissacrazione. In Money Store continuano quel discorso estremizzandone alcuni aspetti e arrotondandone altri; si fa più comprensibile il rappato di MC Ride - seppure sempre sopra le righe, ora belva, ora sacerdote, ora mc della classicità hip hop - mentre l'escursione noise è più interessante che mai e rende ancora più evidente l'influenza dell'elettronica (accurata e colta) tramite campioni tipici della musica da club, riferimenti a pop culture e vita urbana disintegrati, beat al rumor bianco. Tale degradazione del suono riesce comunque - ed è uno dei tratti principali del genio del duo di producer Zach Hill e Flatlander - ad essere magnetico, a imprimersi nell'ascoltatore, a farlo muovere. Money Store è il primo dei due album previsti dal gruppo per il 2012, ed è già un classico.

84/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da D.B.
africo-beat blues. Giunti a una discreta popolarità, il corridoio su cui danno le porte delle possibilità si allunga, si curva. La coppia Amadou Bagayoko e Mariam Doumbia è giunta a questo punto, come dimostra la produzione pulita di Folila, ma soprattutto le collaborazioni di veri e propri VIP (si parla di Santigold, TV on the Radio, Scissor Sisters…). Pur perdendo parte del magnetismo della musica da lontano, dal povero Mali (doverosa una riflessione su quanto sta succedendo proprio in questi giorni in quel già martoriato paese), il duo non perde la semplicità del blues africano, arricchito e non imbastardito dalle voci dei nostri popoli. È comunque un rischio, ma per ora tutto bene.

78/100
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di Denis Bosonetto 

 
Scritto da D.B.
nu soul jazz. Robert Glasper è un grande pianista jazz, la sua carriera è segnata da ottimi album per appassionati del genere e il suo nome è sempre più conosciuto. Black Radio è il suo primo disco soul. La nuvola di note del suo pianoforte si aggrappa alla melodia bella, semplice ed efficace, trasportata dai timbri diversi di diversi artisti, tutti eccezionali. Tra gli altri, la regina, Erykah Badu (impressionante la sua versione del grande classico di Mongo Santamaria, Afro Blue), due grandi nomi in ambito soul jazz come Lalah Hathaway e Bilal (quest'ultimo ha collaborato con Guru in Jazzmatazz, chiudendo così il cerchio) e le icone hip hop Mos Def e Lupe Fiasco. Un lavoro nu-soul jazz di grande fruibilità, semplice esempio pratico del legame non solo linguistico tra musica e bello. Ah, già, l'ho scritto che c'è l'unica cover possibile di "Smells Like Teens Spirit"?


82/100
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di Denis Bosonetto

 
Scritto da E.F.
jazz+step. Alla terza prova sulla lunga durata, i Portico Quartet fanno (ancora) centro. Se già i due album precedenti ci avevano regalato uno stile moderno e dall’identità fortemente marcata, in questo self-titled il quartetto raggiunge un livello superiore. Affrancandosi parzialmente dal predominio dell’hang (percussione tanto caratteristica quanto rischiosamente stucchevole), la band londinese si apre a sonorità elettroniche ed ambient lasciandosi influenzare a tutto tondo, ora dal sassofonista norvegese Jan Garbarek (noto per le atmosfere tra jazz e ambient), ora da suggestioni dubstep (sono loro stessi a citare Burial e Mount Kimbie tra le fonti di ispirazione dell’album). Il tutto senza strafare, creando un equilibrio esteticamente appagante tra elementi non banali da accostare, avente come punti di forza un’ottimo gusto ritmico e un senso della melodia quasi pop. Non si inventa nulla di radicalmente nuovo, qui, ma non importa: è questa la musica che vogliamo ascoltare nel 2012.


79/100
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di Enrico Finocchiaro 

 
Scritto da D.B.

grime pop. Wiley ha scritto la storia dell'hip hop inglese con Treddin' on Thin Ice, ma non riesce a ripetersi. In Evolve or Be Extinct manca l'urgenza del suono lo-fi - ora cristallo fin troppo godibile - l'abrasività quasi grime - ora si balla in malo modo, tra four to the floor, autotune, e melodie canticchiabili - manca il flow imprevedibile - ora studiato per un ritmo familiare. Insomma, se l'album ha un titolo senza compromessi, le canzoni ne tradiscono quasi del tutto il significato.



59/100
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Scritto da D.S.
drone jazz. Registrato al teatro DOM di Mosca nell'aprile del 2011, Egor è il quarto LP del combo olandese alter ego dei Kilimanjaro Darkjazz Ensemble. Sono quasi 70 minuti di ambienti profondi che sbucano dritti dritti all'altro mondo, in cui il collage di droni, elementi di orchestrina jazz e sprazzi di melodie world arriva al cubismo analitico più puro. Pressoché impossibile inserirlo in una delle nostre sezioni, finiamo per catalogarlo come outerworlds, dato il suo alto contenuto alieno. Per chi ci è rimasto sotto in precedenza e l'ha scampata da poco, o per chi non ha ancora intenzione di darsi volontariamente per disperso, Egor può risultare davvero pericoloso.


82/100
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di Daniele Sassi 

 
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