Titolo: Black Up
Autore: Shabazz Palaces
Anno: 2011
Elemento:
experimental hip hop. [/i]Black Up è il terzo capolavoro a cui Ishmael Butler partecipa. La densità nel tempo non è altissima, considerando che il primo è uscito per la Blue Note nel 1993. Lui si faceva chiamare Butterfly, colonna di quel duo/trio Digable Planets che ridisegnò il concetto di jazz hop e, soprattutto, lo portò alla sua maturità. Uno degli aspetti fondamentali di Reachin' era il periodo: in quell'anno un altro grande disco dello stesso genere, Jazzmatazz di Guru, segnalava che quella era la contemporaneità e il prossimo futuro. Butler non ha perso di un centimetro la statura di un tempo e, con il nome di Shabazz Palaces, oggi come allora ha individuato il limite del presente e l'ha spostato un po' più in là. Black Up è innovativo ed ispirato, esuberante, pletorico, incapace di contenersi nell'espressione delle proprie influenze. Soul in "Endeavors for Never" o in "Recollection of The Night, trip hop in "An Echo From the Hosts That Profess Infinitum", hip hop in tante altre, tra passaggi quasi trance, rumorismi irriverenti perfettamente a proprio agio in una comparazione con nomi del calibro di Flying Lotus o TOKiMONSTA. Anzi, la loro potenza ipnotica e psichedelica e il respiro inebriato (questi i soli elementi del paragone) è comune a tutte le dieci canzoni dell'album che, però, invece di seguire un flow danzereccio e/o accomodante, prende la via della malinconia, della disillusione e, soprattutto, della paranoia. Le rime non sono solo racconti (sfocati), ma piccoli [i]calembours[/i] ("Clear the space up so we can space out"), un gioco ad incastri che smonta la semantica e la piega, spesso con la forza bruta del nonsense, in funzione di risposta all'universo poetico di Black Up, in cui convivono armonia e dissonanza, stati allucinatori e momenti di spesso tragica o disincantata lucidità. Insomma, è ancora una volta la presa di coscienza della frontiera dell'hip hop sperimentale attuale (quella del collettivo Oddfuture, Das Racists, Death Grip per citarne alcuni), superata con un passo. Un passo maturo, coraggioso ed inquietante verso il prossimo futuro. 86/100 (D.B.)[/spoiler]
experimental hip hop. Black Up è il terzo capolavoro a cui Ishmael Butler partecipa. La densità nel tempo non è altissima, considerando che il primo è uscito per la Blue Note nel 1993. Lui si faceva chiamare Butterfly, colonna di quel duo/trio Digable Planets che ridisegnò il concetto di jazz hop e, soprattutto, lo portò alla sua maturità. Uno degli aspetti fondamentali di Reachin' era il periodo: in quell'anno un altro grande disco dello stesso genere, Jazzmatazz di Guru, segnalava che quella era la contemporaneità e il prossimo futuro. Butler non ha perso di un centimetro la statura di un tempo e, con il nome di Shabazz Palaces, oggi come allora ha individuato il limite del presente e l'ha spostato un po' più in là. Black Up è innovativo ed ispirato, esuberante, pletorico, incapace di contenersi nell'espressione delle proprie influenze. Soul in "Endeavors for Never" o in "Recollection of The Night, trip hop in "An Echo From the Hosts That Profess Infinitum", hip hop in tante altre, tra passaggi quasi trance, rumorismi irriverenti perfettamente a proprio agio in una comparazione con nomi del calibro di Flying Lotus o TOKiMONSTA. Anzi, la loro potenza ipnotica e psichedelica e il respiro inebriato (questi i soli elementi del paragone) è comune a tutte le dieci canzoni dell'album che, però, invece di seguire un flow danzereccio e/o accomodante, prende la via della malinconia, della disillusione e, soprattutto, della paranoia. Le rime non sono solo racconti (sfocati), ma piccoli
calembours ("Clear the space up so we can space out"), un gioco ad incastri che smonta la semantica e la piega, spesso con la forza bruta del nonsense, in funzione di risposta all'universo poetico di Black Up, in cui convivono armonia e dissonanza, stati allucinatori e momenti di spesso tragica o disincantata lucidità. Insomma, è ancora una volta la presa di coscienza della frontiera dell'hip hop sperimentale attuale (quella del collettivo Oddfuture, Das Racists, Death Grip per citarne alcuni), superata con un passo. Un passo maturo, coraggioso ed inquietante verso il prossimo futuro.
86/100
Shabazz Palaces