01. Linfa - Carver
Aprono la compilation i modenesi Linfa con "Carver". Si tratta di una heavy ballad che dopo un'introduzione delicata si accende all'improvviso, con grande carica emotiva. Un pezzo che si lascia apprezzare soprattutto per la convincente linea melodica - fattore mai da sottovalutare - e per l'esecuzione pulita offerta dalla band; anche se, va detto, forse manca ancora un pizzico di personalità, ovvero quello che potrà fare la differenza in futuro. In ogni caso, un buon punto di partenza per dei ragazzi che sicuramente possiedono dei margini di crescita, e che sono già vicini all'obiettivo, se i riferimenti sono Marlene Kuntz o Afterhours. Promossi al punto di piazzarli in testa alla raccolta.
02. Teverts - Shine
Il pezzo dei Teverts da Benevento offre sei minuti di suono psych/doom metal che pur pagando pegno ad una serie di band capitanate dagli Electric Wizard, riesce ad evolversi varie volte durante il suo percorso, senza mai perdere di vista il refrain melodico iniziale. Non è cosa da tutti, come capiterà di ascoltare in questa stessa compilation. La performance è certamente di alto livello, con più di un'idea intelligente al servizio di un sound che come si lasciava intendere è di stampo prettamente stoner, con una sosta intermedia che sa tanto di Peach (quelli di Giving Birth to a Stone) e il colpo di scena dell'assolo noise al pedale a segnalarsi tra gli highlight di questa raccolta di pezzi amatoriali.
03. Valvamitrale – Before You
I Valvamitrale vengono da Tito, nei dintorni di Potenza, e rappresentano una delle realtà più interessanti tra quelle che hanno deciso di prendere parte a questo progetto no profit. La loro ricetta musicale è in apparenza assai chiara: chitarre dai suoni ricercati a guidare le armonie, tinte fosche, grande uso di basso distorto, voce filtrata per un cantato prevalentemente in Italiano. "Before You" colpisce per la sua atmosfera dark, oltre che per l'innegabile potenza di fondo e per la ricercatezza degli arrangiamenti adottati, indice di idee chiare e di buon gusto. Forse più che i Tool, il punto di riferimento dei Valvamitrale sono gli A Perfect Circle. Ma potrebbero piacere anche ad appassionati di grunge et similia. Per altro, il resto del repertorio è di pari valore, quando non anche superiore. Il potenziale, anche in questo caso, c'è.
04. Esteban – Hungry Woman
Punk rock immediato e sanguigno, pieno di energia. Questa, in estrema sintesi, la proposta degli Esteban, formazione originaria di Lodi. La loro "Hungry Woman" svolge bene il suo compito, con una bella scarica di adrenalina ed un ritmo veloce che colpisce a primo ascolto. Ci sentiamo di consigliare a questi ragazzi di sforzarsi, nel futuro, di sfuggire a determinati cliché, tipici del loro genere di riferimento, per cercare di intraprendere un cammino musicale più personale. I mezzi per farlo, senza dubbio, ci sono. Il pezzo resta comunque divertente.
05. Severed Garden - Invisible Box
I giovanissimi Severed Garden da Chieti fanno progressive metal con risultati del tutto simili a quelli di ben più mature (o forse dovremmo dire immature) formazioni. Non vi aspettate pacchianate alla Dream Theater però, perché pur ingenui, i Severed Garden mostrano buon gusto e savoir faire per gli standard del genere. Forse troppo alto il volume della voce rispetto alla strumentazione, ingiustamente in secondo piano. La parte di chitarra che porta al nuovo ritornello "crying for my mistakes" poteva addirittura essere allungata in una divagazione post rock, visto che convince di meno la parte finale del brano, quella più tendente al metal e in generale un po' confusa. L'arma in più può essere l'abile lavoro del tastierista, che se ben disciplinato, può fare la differenza e distinguere. Un minutino in meno non avrebbe tolto nulla alla qualità finale del pezzo, anzi. C'è comunque il segnale di una gran voglia di fare musica, e vista la giovane età, non ci stupiremmo se nel giro di qualche stagione i Severed Garden riuscissero a trovare una forma più fruibile e quindi più avvincente.
06. Ænigma - Make It Mine
Quella dei romani Ænigma è l'unica voce femminile della compilation. Si erge alta (a tratti anche troppo) sopra ad una base musicale in bilico fra lo stoner e i Metallica, in cui fa una grande figura la batteria di Andrea Bonomi Savignon. Qualche accenno di psichedelia nella fase centrale del pezzo, che magari meriterebbe di essere registrato con più alta definizione, per poter apprezzare meglio le sfumature del basso e della chitarra: i piatti a volte mangiano le tonalità più basse del suono. Per il resto, appare una buona performance che con una melodia più orecchiabile potrebbe raccogliere discreti consensi.
07. The Collective Unconscious - The Bound
Sono di Roma anche i Collective Unconscious, il cui punto di forza - lo diciamo subito - è il tono scelto dal cantante che però, va detto, deve migliorare/ripulire la pronuncia se vuole cantare in lingua. Ottima la linea melodica trovata, mentre si può fare meglio nell'interpretazione, forse penalizzata dal mixaggio casareccio, non esente da piccoli ma comprensibili difetti. I sette minuti e passa di "The Bound" sono francamente troppi, ma la sensazione di fondo è comunque buona, specialmente grazie al silenzio intorno alla chitarra verso la metà del brano: quella parte sarebbe potuta durare di più, a discapito di quanto avviene dopo, in cui la registrazione appare un po' troppo satura di parti. L'altro fattore positivo è certamente il suono, funzionale e adeguato al tipo di musica proposto.
08 This Broken Machine - My Grudge
Geometrici e precisi, i milanesi This Broken Machine - senza girarci troppo attorno - fanno metal. E lo fanno con perizia tecnica ed esperienza, visto che il progetto non nasce certo ieri. Che poi la loro proposta sia palesemente influenzata dagli Alice in Chains e dai Pantera nell'impianto vocale, è altro discorso, tanto che questo convince maggiormente nell'apertura melodica del ritornello, piuttosto che nella strofa, forse un po' troppo reminiscente del compianto Staley. Fantasiosa la sezione ritmica che insiste su cambi di tempo disorientanti: all'interno di "My Grudge" ci sono le idee per 3 canzoni differenti. Da rivedere certi echi nu-metal, che oggi potrebbero essere compromettenti. Per il resto un'ottima performance, ben registrata.
09. Opaque - Automaton
Da qualche parte nei dintorni di Padova, ma non solo, incidono gli Opaque, autori dell'album The Great Escape, autoprodotto e in uscita ad inizio 2010. Fanno musica elettronica potenzialmente ballabile, piuttosto avvolgente e con derive industrial - ebm. La qualità del suono è altissima, la profondità davvero entusiasmante. Con una definizione così alta, si ha davvero in mano qualcosa per farsi notare. Dove si può migliorare? Forse nell'utilizzo dei bassi - sempre indispensabili in sonorità di questo tipo - e quindi nella fruibilità della proposta: le parti più avvincenti di "Automaton" sono quelle in cui ti viene voglia di seguire il ritmo con la testa. Perché questa è musica che appena ritoccata funzionerebbe benissimo in molti club. Tra i più pronti a fare il grande salto, gli Opaque spezzano a metà la compilation del 3rd Eye.
10. Nihil - v-1
Torniamo al rifforama con i pisani Nihil, autori di un brano di chiara matrice stoner metal, in cui convince in pieno la batteria, meno la linea melodica che abbisogna di vari e forse troppi ascolti per essere apprezzata. Con più semplicità si eviterebbe l'effetto confusione che va via solo dopo numerosi passaggi. Se il deserto californiano sembra essere il miraggio dei Nihil, è chiaro che le parti di chitarra hanno un ruolo decisivo in fase compositiva, visto che tutta la struttura si fonda su un'efficace circonluzione di riff neanche così accostabili ai Kyuss. Il suono è quello adeguato, la forma c'è. Si può curare di più la scelta della tonalità vocale per rendere più orecchiabile il pezzo, ammesso che ciò sia un obiettivo preventivato.
11 Parsec - Dipendenza
I Parsec sono un gruppo bolognese tanto giovane quanto ambizioso. D'altra parte, non è da tutti decidere di prendere il nome da un'unità di misura per distanze astronomiche. La proposta di questi ragazzi appare davvero difficilmente etichettabile, spaziando dall'hard rock alla musica progressiva, dalla new wave al crossover californiano, il tutto con un occhio di riguardo per i testi, rigorosamente in Italiano. A tratti sembrano ricordare i vecchi Litfiba. Il brano scelto per questa compilation è uno dei più immediati del loro repertorio, ed è costruito intorno ad un interessante giro di basso su cui poi si innestano chitarre potenti, che a loro volta rimandano direttamente a band alternative metal come Kyuss e forse, in senso buono, anche Faith No More.
12 The Glitterkidz - Same Soul, Distant Places
Wildhearts e Hardcore Superstar sembrano il punto di riferimento principale dei Glitterkidz, un rock'n'roll molto diretto, a tratti glam e dall'energia quasi punk, con un assolo di chitarra che rimanda ai boccoli di Slash e ad una scena musicale anacronistica quanto si vuole ma molto divertente. Da rivedere la pronuncia inglese, tuttavia. Tutto sommato, per gli obiettivi che si pone, il pezzo è riuscito. I Glitterkidz non stonerebbero di spalla ai Wildhearts, questo è sicuro. Divertimento è la parola chiave.
13 Seizure - Feverish
I Tool fanno capolino diverse volte nei Seizure, che proprio in questo atto di dichiarato amore trovano il limite della loro proposta. C'è anche la sabbia del deserto californiano tra le note di "Feverish", in cui ad essere protagonista è la sezione ritmica. Il suono c'è, da rivedere invece la composizione, forse troppo derivativa e difficilmente distinguibile fra un migliaio di altre formazioni di genere. Ci siamo, i ragazzi hanno diverse carte da giocare soprattutto dal punto di vista strumentale, ma non devono avere paura di osare - e usare - nuove idee in grado di fare la differenza. Convincenti, ad ogni modo.
14 Grunter Screams - The Needled Years
Il pezzo più duro e indiscutibilmente metal dell'intera compilation è quello dei veneziani Grunter Screams. Velocità, growl soffocante, rallentamenti, altre sfuriate, fino ad inattese aperture dal sapore dei vecchi e cari Metallica: questo è il suono di "The Needled Years", la traccia più datata della compilation, essendo stata registrata nell'ormai lontano 2003. Buona la non-sovrapposizione dei vari strumentisti: ognuno fa il suo, senza bisogno di saturare le parti del prossimo. Probabilmente una canzone che stona all'interno di una compilation in cui la fanno da padrone ben altre sonorità e stili, ma non per questo da sottovalutare.
15 Dedalum Tæte - Difference
Da Trento ecco sopraggiungere i Dedalum Tæte, con il loro rock tendente al metallo, ma ancora in qualche modo accostabile all'era Seattle. C'è un po' di confusione nelle mire dei trentini, tra il vago sentore di psichedelia nell'intermezzo centrale e gli stacchi da posa hard rock che fanno capolino qua e là, fra l'interpretazione cobainiana e le doppie voci del coro finale. Troppi cliché, francamente. Peccato perché il suono dei chitarroni riporta agli Smashing Pumpkins e la forma-canzone ha una semplice ma efficace architettura. Ma si può sempre migliorare, a partire dalla registrazione non certo ottimale, magari aprendosi a nuovi approfonditi ascolti, o semplicemente osando qualcosa di diverso.
16 La Parola Persa - Hundir
Produzione pulita, fiati in grande spolvero, batteria perfettamente calata nella parte, divertimento e ritmo assicurati. "Hundir" è un signor pezzo senza genere, a cui muoviamo il solo appunto di un suono e un volume della chitarra che oltre ad essere fuori luogo, non riesce ad incidere nell'economia del pezzo come potrebbe. Per il resto il combo romano è in pista alla grande. Ottimi movimenti né world né propriamente jazz, scorrevoli senza essere banali, con l'impressione di una jam session sfornata con perizia tecnica e grande umiltà. Difficile stabilire un punto di riferimento, La Parola Persa è un'orchestra jazz rock piuttosto originale.
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