Scritto da A.D.
Titolo: Amen Autore: Baustelle Anno: 2009 Elemento:

A tutti gli effetti il disco della definitiva consacrazione dinnanzi al grande pubblico per Francesco Bianconi (voce, chitarra) e soci, Amen è la dimostrazione di come anche in Italia sia possibile realizzare un album di musica pop da classifica senza rinunciare a gusto e qualità. D'altra parte, che i principali punti di riferimento della band, oltre a Fabrizio De Andrè, Burt Bacharach e i grandi crooner degli anni '60, dal primo Scott Walker a Jacques Brel, siano proprio mostri sacri del Brit Pop d'oltremanica, lo si può capire anche solo osservando la copertina del disco in parola. Il bel primo piano dell'occhio celeste di Rachele Bastreghi (seconda voce, tastiere, sintetizzatori), al solito prezioso alter-ego al femminile di Bianconi, infatti, altro non è che un voluto richiamo alla cover dell'album omonimo dei The La's, pubblicato nell'oramai lontano 1990, per chi scrive una delle uscite inglesi più significative dello scorso decennio, purtroppo molto spesso dimenticata. Amen è un disco dove in ogni singolo pezzo è possibile rinvenire tracce di Morrissey e dei Divine Comedy, dei Pulp e degli Suede, nel quale Bianconi dimostra di aver oramai raggiunto una maturità come compositore e scrittore assolutamente invidiabile.
Per quanto riguarda il primo aspetto, gli arrangiamenti elaboratissimi e la produzione levigata rappresentano sicuramente una grossa novità rispetto al recente passato della band, caratterizzato da un approccio più sporco e minimale, in grado di far colpo sull'appassionato di musica indie, alla perenne ricerca di particolarità e stranezze, ma inadatto per un disco che voglia ambire a conquistare anche la massa. Dal punto di vista del songwriting, invece, il parziale discostamento dalle tematiche tardo-adolescenziali dei primi lavori ha sicuramente permesso al Nostro di acquisire nuovi estimatori anche tra un pubblico più adulto, il tutto, ovviamente, senza rinunciare, nè all'ironia più tagliente, da sempre presente nei suoi pezzi, nè, tantomeno, al citazionismo più colto. Un album in cui si parla con naturalezza di Baudelaire, del tenente Colombo, del dramma del piccolo Alfredino Rampi, di film di Rohmer con Anouk Aimèe, di scopate nei parcheggi, di Pier Paolo Pasolini, della morte del libero mercato, di giovani che scaricano tonnellate di filmati porno, di attacchi di panico e di mille altre cose ancora, quasi mai banali. Destinato, c'è da scommetterci, a divenire in breve tempo un piccolo classico.
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