Scritto da V.C.
Titolo: Radici Autore: Francesco Guccini Produttore: Pier Farri Anno: 1972 Etichetta: EMI Elemento:

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72. Umori e colori del dopoguerra e della crescita di un ragazzo, impressi in un album d'altissimo livello, da un signore che all'epoca aveva trentaquattro anni, e che si rivelerà essere poi uno dei maggiori cantautori nostrani, tra i più colti e i più coerenti che la storia culturale italiana abbia mai avuto. Cantastorie per eccellenza, sempre impegnato nel sociale e mai schiavo di un corrente di pensiero particolare, non gradisce l'appellativo di “ poeta “ sebbene i testi delle proprie canzoni spesso indichino ben altro. Persona “ contro “ che si è sempre tirata fuori dal bieco star system in cui altri hanno peccato. In questo album si sente benissimo il clima della storia che si racconta, come un film western però girato “ fra la via emilia e il west “, con il caldo umido della zona e gli odori di un tempo passato ma che ha determinato il nostro presente: le nostre radici.

“ La casa sui confini dei ricordi
la stessa sempre come tu la sai
e tu ricerchi là le tue radici
se vuoi capire l'anima che hai. “


Il cd si apre per l'appunto con quella che oggi chiamiamo title track, “ Radici “, prefazione musicale a tutto l'album, ove Guccini ci mostra e costruisce la scenografia di partenza per quello che sarà poi tutto l'iter di questo splendida “ storia in musica “. Sono gli occhi razionali di un uomo che riesamina le sensazioni della sua infanzia, dei suoi occhi di bambino, che han catturato i più lucidi dettagli e ora li ripassano al setaccio, come un gruppo di diapositive vecchie.

“ Ma un'altra grande forza
spiegava allora le sue ali
parole che dicevano gli uomini son tutti uguali. “

E la canzone che segue questo intro è un chiaro manifesto politico, che non è però fine a se stesso, ma descrive il clima sociale e il pensiero predominante della realtà vissuta, fatta di speranza e di voglia di un futuro diverso, di una società diversa.“ La Locomotiva “ inutile negarlo è un vero inno di sinistra, forse troppo abusato poi negli anni a venire, ma comunque legato alla realtà dell'epoca e a ciò che sarà poi dato movimento politico in italia.

“ ..Cento finestre, un cortile
le voci, le liti e la miseria.
Io, la montagna nel cuore
Scoprivo l'odore
Del dopoguerra. “


Ed ecco che arriva quella che probabilmente meglio rappresenta il clima di tutto l'album: “ Piccola città “. La canzone come già detto, descrive meglio delle altre le sensazioni e le immagini degli occhi di un bambino, riviste attraverso il tempo e la maturità degli anni. In questa composizione c'è davvero tutta la vita di un'adolescenza nella provincia del dopoguerra, tutti i pensieri e l'analisi di quel clima e delle sue situazioni. Composizione non sciocca, che possiede un arrangiamento complesso in stile Dylan, artista a cui Guccini ha sempre detto di guardare, con suoni che ricordano facilmente la ruralità di date scene.


“ E correndo mi incontrò lungo le scale
quasi nulla mi sembrò cambiato in lei
La tristezza poi ci avvolse come miele
Per il tempo scivolato su noi due.. “


La segue “ incontro “, dove vediamo quel ragazzo ormai cresciuto ricordare altri momenti legati al suo passato e l'affresco del presente di quegli anni, il tutto nell'incontro di una vecchia amicizia da tempo perduta e ora fugacemente ritrovata. Si setacciano le vite di entrambi, gli avvenimenti e le passioni che le han fatte crescere, in una musica che disegna una malinconica quotidianità fatta anche di tempi morti e persi, di normale vita vissuta.

“ o giorni o mesi che
andate sempre via
sempre simile a voi
E' questa vita mia... “


La “ Canzone dei dodici mesi “ è probabilmente quella più complessa dal punto di vista musicale dell'arrangiamento: filastrocca dedicata a tutto un anno e alle sue stagioni, dove ogni mese viene messo in strofe nelle quali si descrivono gli affreschi naturali propri di dati momenti. Veicolo di immagini sono dunque le parole, con le quali si riesce a viaggiare attraverso ogni istante dell'anno in discussione, e attraverso i quali il cantautore rivede in qualche modo la sua vita “ diversa tutti gli anni ma tutti gli anni uguale “. E ci si accorge anche che spesso i mesi non sono altro che fasi della vita, non sono altro che passaggi e vissuto di ognuno di noi.

“ ...Sentì che era un punto
al limite di un continente
sentì che era un niente
l'Atlantico immenso di fronte.. “


Arriviamo alla parte più “ calda “ del cd, ed è da intendersi nel senso più letterario possibile. La musica della “ Canzone della bambina portoghese “ nasce, cresce, e muore in un clima attufato, oppresso da un calore quasi percepibile attraverso le note, attraverso il testo che pone l'esistenza come protagonista, con tutti i suoi dubbi e le sue corroboranti vaghe risposte. Guccini è un adepto al pensiero di Leopardi e in questa canzone si può notare benissimo questa sua propensione, così come in altre canzoni che comporrà poi in seguito negli anni. Ci si ritrova in mezzo alla canzone che sembra proporre in una certa ottica, una struttura che può ricordare certi motivi “ progressive “ dell'epoca, con il senso di star vivendo il dramma descritto e interpretato dal cantautore emiliano, sentendo così sulle spalle tutto il peso della lirica in esecuzione.

“..I vecchi subiscon
le ingiurie degli anni
non sanno distinguere
il vero dai sogni...”


Siamo alla conclusione dell'album, alla fine del percorso intrapreso, all'ultima storia narrata e cantata in questa produzione. Ed è una chiusura carica di pathos ed emozione quella che ci si ritrova ad ascoltare, un pezzo evocativo come pochi altri nella storia italiana. “ Il Vecchio e il Bambino “ ci racconta del cammino intrapreso da questi due personaggi, attraverso lande desolate un tempo fonte di ricche bellezze, nel quale il vecchio rimpiange e racconta al bambino con la propria esperienza, la vita che abitava e scorreva attraverso i giorni. E il bambino assorbe questa che per lui è solo una fiaba, perchè la realtà che ha davanti è diversa, è il frutto degli errori, della distruzione e dell'orrore, in cui il povero giovane membro è nato e cresciuto. Canzone che nemmeno tanto velatamente, ci vuole ricordare gli orrori della guerra, in particolar modo ispirata dall'olocausto nucleare, dallo scenario visto in Hiroshima e Nagasaki. E non solo il testo contribuisce nel trasportarsi all'interno dello scenario descritto: anche la musica è grande cornice di quello che accade, secca e con suoni di passaggio che possono ricordare ed evocare ogni tipo di solitudine, angoscia, agonia.


Un album di assoluto livello e uno dei più importanti della discografia cantautoriale italiana, che sapientemente racconta un periodo della vita, delle radici e dei ricordi di questa nazione e non solo. La maestria di uno dei più grandi scrittori, perchè tale è, che abbiamo avuto la fortuna di avere e che io credo, andrebbe almeno una volta preso sotto ascolto.
01. Radici
02. La Locomotiva
03. Piccola Città
04. Incontro
05. Canzone dei Dodici Mesi
06. Canzone della Bambina Portoghese
07. Il Vecchio e il Bambino
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