Scritto da M.U.
Titolo: Aria Autore: Alan Sorrenti Produttore: Corrado Bacchelli Anno: 1972 Etichetta: Harvest Records Elemento:
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n esordio nel panorama italiano simile a questo Aria del napoletano Alan Sorrenti non si trova quotidianamente, tanto all'epoca quanto oggi. Si ritrova, invece, in piu' di un artista, italiano e non, la svolta con conseguente caduta di stile ad un certo punto della propria carriera, esattamente quando ci si rende conto che per sopravvivere nel mercato discografico sono necessari compromessi e bassezze che minano la coerenza dell'artista stesso, che lo sradicano dalla nicchia dell'arte per consegnarlo alla macchina economica sottostante all'industria (in questo caso un termine piu' appropriato non esiste) musicale.
L'avventura gloriosa dello strabiliante debutto, proseguita con qualche calo di ispirazione nell'episodio successivo "Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto", termina presto. Sorrenti si giustifico' dichiarando problemi alle corde vocali, secondo alcuni, ma qualunque sia la versione la storia ha come punto di arrivo il vuoto stilistico e la mancanza di ispirazione, il chiaro inchino a niente piu' di mode passeggere che ridimensionano l'artista Sorrenti fino a rinchiuderlo nel desolante repertorio della musica leggera italiana.

E' impossibile, infatti, riconoscere nell'autore di un pezzo banale come Figli Delle Stelle lo stesso intelligente e raffinato creatore di una suite imponente come la titletrack del suo esordio, all'uscita destinata a riempire il lato A del vinile con i suoi venti minuti. Impreziosita dal violino in stato di grazia di Jean Luc Ponty, Aria si snoda su parole ermetiche come queste:

Aria, tu mi apri la porta / e fuori sta piovendo / nelle stanze del tuo nido / io mi sto addentrando. / Aria, il mio corpo sul tuo corpo / si muove lentamente / Aria, il mio corpo sul tuo corpo / sprofonda dolcemente / Aria, sto cercando di scoprire / di scoprire il tuo segreto. / Sono entrato nel tuo corpo / sono io l'universo / sono io il tuo corpo / sono io l'universo / nel tuo fiume sto scivolando / Aria, sto impazzendo.

Ricercata nella sua intera durata, la suite colpisce per l'incredibile versatilita' vocale di Sorrenti. Modulazioni di difficile intonazione che l'autore sembra compiere con estrema disinvoltura si susseguono raggiungendo picchi altissimi che Sorrenti stesso non sara' mai piu' capace di toccare. A stento si puo' inserire un pezzo del genere nel filone del progressive rock italiano. Aria rifiuta gli standard di un movimento che finira' per crogiolarsi in canoni blasonati e ripetitivi, concedendo spazio all'intelletto nell'esplorazione di suoni tutt'altro che di uso comune per i musicisti dello stivale contemporanei al Sorrenti di quegli anni. Senza ricorrere all'inserimento di una strumentazione tanto varia quanto, nei casi peggiori, fin troppo confusa, Aria trova nella grazia esecutiva e nell'accurata scelta dei suoni il suo punto di forza. Certo non puo' essere definito un lavoro minimale, ma gli arrangiamenti risultano piu' freschi e innovativi di tanto rock italico nato e sviluppatosi nei '70.
Circondato da musicisti del calibro del gia' citato Jean Luc Ponty, Tony Esposito alla batteria e Albert Prince al pianoforte, Aria e' un disco fatto anche di improvvisazione, avanguardia ai confini della neo-classica e del jazz piu' soft.
Esistono punti di contatto con il Buckley di Starsailor, addirittura il finale di Vorrei Incontrarti fu visto come un omaggio al geniale ed innovatore cantautore americano. Lo spirito di Sorrenti e' forse meno innovatore ed esploratore, ma di certo non meno colto. Nella musica di Alan non si ritrova la fusione di elementi messa in atto da Tim Buckley, ma non gli si puo' imputare una mancanza di questo tipo. Entrambi i lati di Aria tradiscono una forma di psichedelia parallela a quella ormai consolidata oltreoceano, non cosi' piena, tutta giocata su sapienti e sottili intrecci sonori.

Aria e' l'unico capolavoro di Alan Sorrenti, non il primo e nemmeno l'ultimo artista ad abbandonare intenti artistici di questa portata in favore del successo di pubblico. Sicuramente non entrera' nella storia con un disco solo, ma nel 1972 Sorrenti riusci' ad allargare i confini di un'Italia troppo spesso ancorata a tradizioni musicali prive di idee con un'opera brillante e, col senno di poi, infinitamente superiore ad una buona fetta di rock italiano.




01. Aria
02. Vorrei Incontrarti
03. La Mia Mente
04. Un Fiume Tranquillo
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