Scritto da J.M.

Titolo: Epica Etica Etnica Pathos Autore: CCCP Produttore: CCCP e Gianni Maroccolo Anno: 1990 Etichetta: Virgin Elemento:


E
ravamo come un circo: tutta apparenza e niente sostanza. La caduta dell’impero.

Sul finire degli anni ottanta, precisamente nel periodo di Canzoni Preghiere E Danze, sembrava che per i CCCP fosse arrivata la fine.
La macchina dei CCCP aveva preso vita, scaricato Zamboni e Ferretti e si era messa a correre da sola. Alle due menti del gruppo gli era letteralmente, come si vuol dire, sfuggita la situazione dalle mani.
La scelta di firmare per la Virgin (Fedeli Alla Lira, dicevano) non aveva fatto altro che raffreddare i rapporti interni al gruppo, di limitare le scelte in studio di registrazione da parte di Zamboni e Ferretti (praticamente rimpiazzati dal bassista e produttore Ignazio Orlando) e di allineare sempre più la loro immagine alla televisione e alla radio; di conseguenza il pubblico si era fatto sempre più numeroso, perdendo in qualità, a detta di Ferretti, e, altra conseguenza, più esigente.
Il disco, uscito nel 1988, creato appositamente per vendere, fu, beffardamente, quello che vendette meno nella storia della band emiliana.
Qualcosa non funzionava più e la voglia di continuare da parte della coppia Zamboni e Ferretti non era più molta. Ma una buona notizia allievò gli umori: nei giorni seguenti alla pubblicazione del disco, arrivò, attesa da tempo, la notizia che avrebbero suonato nell’Unione Sovietica (ormai ex), anch’essa ormai disgregata e vicina alla sua fine, rispettivamente a Mosca e Leningrado, assieme ai fiorentini Litfiba.
Galeotto furono proprio quei giorni che avvicinarono i membri delle sue formazioni. I due emiliani, consci del fatto che i CCCP non esistevano più, si scontrarono coi fiorentini Litfiba. Era il 1989.

I concerti andarono molto bene, ma una volta rientrati in Italia si catapultarono di nuovo su di loro gli stessi problemi che li afflliggevano già prima della partenza. Terminarono quasi per inerzia il loro tour proseguendo la loro storia da ignavi, come se stessero aspettando il colpo di grazia.
Ma Gianni Maroccolo, uscito dai Litfiba, trovò il modo di tenerli ancora in vita per un po’ di tempo.
Propose loro di registrare un nuovo cd a nome CCCP in cui Maroccolo avrebbe figurato come produttore. L’idea che Maroccolo aveva in mente era di registrarlo in una casa in campagna, casa nella quale avrebbero vissuto tutti insieme il tempo necessario, all’incirca tre mesi. Convinti gli uomini della Virgin, nell’Aprile 1990 si trasferirono dentro Villa Pirondini, a Rio Saliceto, una casa disabitata da vent’anni e iniziarono a registrare quello che poi sarebbe diventato Epica Etica Etnica Pathos.

Questa è la premessa fatta da Giovanni Lindo Ferretti nelle prime pagine del booklet.

Quest’album è stato creato e registrato per intero in tempo reale, suonando tutt’insieme nello stesso tempo. E spessissimo nello stesso spazio fisico.
Abbiamo ricreato, in una villa “campestre” della campagna reggiana, (dove abbiamo vissuto insieme per 3 mesi), uno studio d’incisione amovibile e precario e utilizzando diverse stanze e sale per suonare e registrare.
Molti dei riverberi e echi che colorano il suono del disco sono quindi di origine naturale.
Si è cercato di limitare il numero delle sovraincisioni, per salvaguardare lo spirito e l’emozione del suonare insieme, ricorrendo ad esse solo per parti di rilevante importanza nell’arrangiamento o per carenza numerica.
L’album è stato interamente mixato nella cappella della villa nei primi giorni di giugno.

PS. Tutto lo sporco degli anni 90 con la tecnologia degli anni 70


Dopo una settimana passata a installare lo studio e ripurlire e riarredare le stanze, cominciarono i lavori.
L’intesa tra Zamboni-Ferretti e Maroccolo fu sin da subito grandiosa, a tal punto che quest’ultimo si mise a fare il musicista a tutti gli effetti, suonando anche la chitarra oltre al basso. Ma, non contento, chiamò l’amico e collega Giorgio Canali, in veste di fonico ma anch’egli partecipò da musicista (chitarre) e il tastierista Francesco Magnelli come arrangiatore.
Risolto il problema del batterista, perché la batteria elettronica tanto cara ai CCCP Fedeli Alla Linea non si adattava alla nuova musica, diventarono un supergruppo a tutti gli effetti. Una formazione completamente diversa, un’evoluzione di quei punkettoni filo sovietici degli esordi. Contattarono il tormentato Ringo De Palma, uscente pure lui dall’avventura Litfiba.

Guidati dai fiorentini, allontanandosi dal punk, in questo album si suona di tutto e c’è di tutto.
Le canzoni si sono allungate e ripulite; le chitarre elettriche quasi mai sono in primo piano, e al loro posto troviamo chitarre acustiche, pianoforti e strumenti etnici. Il tutto è suonato in un modo completamente indedito secondo i registri dei due emiliani, che sembrano trasformati, anche se mantengono quella loro attitudine punk cara ai vecchi CCCP.
E saranno appunto gli arrangiamenti ricchi, la durata delle canzoni e l’uso degli strumenti che fanno di Epica Etica Etnica Pathos un album più vicino al C.S.I. che ai CCCP.
Nei 67 minuti di musica (nel cd infiliarono tutto quello che riuscirono a registrare, senza cestinare nulla) si alternano soltanto grandi canzoni, alcune tra le più famose e più belle mai composte da loro.
Monumentale l’opener Aghia Sophia, che nei suoi dieci minuti circa abbatte qualsiasi barriera musicale, passando per canti partigiani, foxtrot, filastrocche napoletane, in un crescendo finale in cui compariranno anche le chitarre elettriche, anche se mai (eccetto i pochi minuti di Narko) avranno l’egemonia di alcun brano.
Spiazzante.
Altro pezzo grosso dell’album è Depressione Caspica, un inno dei CCCP, così come l’ancor più spiazzante Amandoti, Campestre con gli uccellini che canticchiano in sottofondo e Maciste Contro Tutti (qui i volumi sono già più alti).
Meritevole di citazione sono le parole dell’intensa Annarella:

Lasciami qui
Lasciami stare
Lasciami cosi'
Non dire una parola che
Non sia d'amore

Per me
Per la mia vita che
E' tutto quello che ho
E' tutto quello che io ho e non e' ancora
Finita
Finita...


Parole scritte da Giovanni Lindo Ferretti pensando al proprio padre, che mai conobbe, e che regalò poi ad Annarella, la ballerina dei CCCP.

Ascoltando Epica Etica Etnica Pathos si ha la sensazione che i vecchi CCCP siano morti, e che quelli di EEEP siano un altro gruppo, uno completamente nuovo sotto tutti i punti di vista. Ed è proprio così.
Infatti dopo la pubblicazione del cd non ci fu alcun tour di supporto, e il contratto con la Virgin terminò.
Insomma, questo album che chiude il capitolo CCCP ne apre involontariamente un altro, essendo si l’ultimo capolavoro CCCP, ma, nello stesso tempo, il primo album del Consorzio Suonatori Indipendenti.

Purtroppo i CCCP non furono gli unici a morire durante quelle registrazioni. Il batterista Ringo De Palma, dopo la fine delle registrazioni dell’album tornò a Firenze, dove aveva qualcosa da fare, e non tornò mai più indietro. Morì di overdose.
L’unica cosa che rimane di lui, dice Ferretti, è la sua batteria.

 

 

01. Aghia Sophia
02. Paxo de Jerusalem
03. Sofia
04. Narko'$ (contiene Baby Blue)
05. Baby Blue
06. Narko'$
07. Campestre
08. Depressione caspica
09. In occasione della festa
10. «Amandoti» (sedicente cover)
11. L'andazzo generale
12. Al Ayam
13. Appunti di un viaggiatore nelle terre del socialismo reale
14. Mozzill'o Re
15. Campestre
16. MACISTE contro TUTTI
17. Annarella

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