Titolo: Thanatology
Autore: Dead Elephant
Anno: 2011
Elemento:
heavy death core. Finalmente i Dead Elephant trovano un batterista e finalmente danno un seguito al buon esordio Lowest Shared Descent, che nel 2008 aveva positivamente colpito per energia e modus operandi. Nel precedente album infatti non mancavano momenti ambientali e psichedelici di buona fattura (qualcuno ha detto “Black Coffee Breakfast”?) e la furia del trio cuneese emergeva in tutto il suo splendore immaturo. Il dado era tratto e la curiosità a mille. Tre anni tribolati per i Dead Elephant in cui devono essere successe parecchie cose; in primis il passaggio all’etichetta inglese Riot Season, la quale ha probabilmente influito parecchio sulla pulizia e sulla formalità di questo Thanatology. In secondo luogo i nostri devono aver accantonato, o forse chetato, il loro spirito hardcore per darsi a profonde riflessioni sulla vita (e sulla morte, a giudicare dal titolo). Ecco che queste supposizioni trovano un riscontro in questo nuovo lavoro. Infatti si percepisce una purezza formale e una maniacale attenzione ai dettagli che lascia sgomenti chi li aveva apprezzati con Lowest Shared Descent. Il tema affrontato è appunto la morte, inteso come processo di decomposizione fisica a cui va incontro un corpo umano fino a giungere ai processi socio culturali con cui essa viene elaborata. È innegabile che questi argomenti siano resi perfettamente. Tra marce funebri campionate, come negli incipit di “On the Stem” e di “Downfall of Xibalba”, e ispirazioni al libro dei tibetano dei morti, non si può certo dire che il trio non abbia le idee chiare. Il punto però è che un album del genere, con i Neurosis sempre sullo sfondo e riff sludge in bella mostra, non è così accattivante come si potrebbe pensare. Il solo vero richiamo al loro disco precedente è rintracciabile in “Destrudo”, peccato che il metronomo dietro le pelli contribuisca perfettamente alla resa impeccabile del pezzo. Lungo i quattro brani i Dead Elephant dimostrano di sapere il fatto loro, la resa è ottima, i tre si muovono benissimo, ma il fascino di un album del genere resta un imperscrutabile noumeno. (E.R.)
56/100
Dead Elephant