Titolo: Anema e core
Autore: Dadamatto
Anno: 2011
Elemento:
rock d'autore. In una folla composta da personaggi non identificati, plagiari di Manuel Agnelli,
"Falsi nerd con gli occhiali da nerd" – ebbene si, stiamo parlando della povera scena musicale italiana – capita di incontrare qualcuno che ha qualcosa da dire. Dopo la già convincente prova del 2008 (Il Derubato che sorride) i Dadamatto hanno mischiato di nuovo le carte, anzi, diciamo pure che hanno cambiato mazzo. Coprodotto da Manuele "Max Stirner" Fusaroli (già con Bugo, Tre Allegri Ragazzi Morti, Zen Circus e chi più ne ha più ne metta), Anema e core è un gran sospiro di sollievo. Il gap con i dischi precedenti è evidente; delle sonorità post punk, un po’ Il Teatro degli Orrori, se n’è persa ogni traccia. È rimasto, semmai, l’atteggiamento, l’agonismo, del resto quasi nulla. Musicalmente c’è un po’ di tutto, o forse niente. Baustelle, Bugo, Zen Circus e Nobraino sono influenze palpabili, ma il gruppo ci ha messo del suo e si sente. Qualche biglietto da visita? L’attitudine un po’ surf del singolo "William Shakespeare", l’allegra ebbrezza di "Stanca puttana". O l’intransigenza politica di "Scilla e Cariddi", che sentenzia, con leggerezza:
"Un ponte sì, da Messina, / un ponte e poi la Calabria / per il nostro imperatore / e i suoi debiti da pagare". Alternative, cantautorato o semplicemente rock, sono queste le coordinate di Marco Imparato, Michele Grossi e Andrea Vescovi. Ma l’originalità, il carattere del trio marchigiano è nei testi. Narrativi ("Abbiam finito per perdere"), aforistici, poetici ("Il Cantico delle creature"), fancazzisti, rassegnati prima, ottimisti dopo un quarto d’ora. Le nove facce di questo dado vi sorprenderanno. Se vi piace vincere facile tiratelo pure.
73/100
Dadamatto su
Facebookdi Emilio Giannotti