Scritto da A.D.
Titolo: Io tra di noi Autore: Dente Anno: 2011 Elemento: alt
altitalian songwriter. C'era una certa attesa intorno all'uscita di questo Io tra di noi, quarta prova sulla lunga distanza per Giuseppe Peveri, in arte Dente. Dopo un paio di lavori registrati a bassissima fedeltà, comunque sufficienti ad ottenere una serie di riconoscimenti a livello nazionale e vedersi appiccicata addosso l'etichetta di artista emergente, questo talentuoso cantastorie emiliano aveva da ultimo ottenuto discreti riscontri anche tra il pubblico generalista, oltre che tra gli addetti ai lavori, grazie all'uscita nel 2009 dell'album L'amore non è bello e alla presenza di un suo brano inedito nella raccolta, patrocinata dagli Afterhours sanremesi, Il paese è reale (“Beato me”, senza dubbio tra gli episodi più convincenti di quella compilation). Questa ultima fatica è per molti aspetti differente dai predecessori, in primo luogo per quanto riguarda l'umore complessivo. Se Dente nell'occasione si conferma una volta di più come abile paroliere, dotato di uno stile inconfondibile e totalmente padrone della Lingua Italiana, non si può non notare come sia rimasto ben poco della garbata ironia degli esordi, qui rimpiazzata da un'atmosfera di fondo decisamente più cupa e disincantata. Lo stesso artista, d'altra parte, aveva preannunciato questo cambiamento, spiegando nel corso di alcune interviste rilasciate in questi ultimi mesi che il suo nuovo lavoro sarebbe stato “molto malinconico e per niente allegro”. L'impressione che si ha ascoltando queste dodici tracce, per lo più intime e dolorosamente romantiche, è che esse non siano altro che il resoconto di una storia d'amore finita male. Dal punto di vista strettamente musicale, invece, viene portato avanti il discorso iniziato con L'amore non è bello: l'espressivo lo-fi di Anice in bocca (2006), che molti estimatori della prima ora non finiscono di rimpiangere, è stato ormai definitivamente messo da parte in favore di una produzione più levigata, mentre le singole composizioni, pur risultando ancora una volta costruite intorno al binomio chitarra acustica-voce, sono molto spesso impreziosite da arrangiamenti elaborati che vedono come protagonisti assoluti due figure di primo piano dell'indie rock italico come il polistrumentista Enrico Gabrielli (sax, flauto – Mariposa, ex Afterhours) e Rodrigo D'Erasmo (violino – attuale membro della band di Manuel Agnelli). Brani come l'amara “Due volte niente”, “Saldati” o la nostalgica “Io sì”, al pari di episodi più movimentati come “Piccolo Destino Ridicolo” e “Giudizio universatile”, rappresentano piccole gemme di cantautorato italiano che sarebbe un vero peccato non ricevessero il risalto che meritano. Da segnalare la bella coda strumentale della conclusiva “Rette parallele”, a tutti gli effetti un esplicito omaggio di Peveri nei confronti del maestro riconosciuto Lucio Battisti e del suo capolavoro Anima Latina (1974).


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