Scritto da A.D.
altViaggiare senza destinazione
L'ultima avventura musicale dell'ex leader degli Scisma

A
quasi tre anni dal buon successo di Le Labbra, Paolo Benvegnù si ripresenta assieme a quelli che da molto tempo sono i suoi fidati compagni di avventura (i polistrumentisti Andrea Franchi e Guglielmo Ridolfo Gagliano, alle prese con batteria, chitarre, synth e pianoforte, Luca “Roccia” Baldini al basso, l'ingegnere del suono Michele Pazzaglia) con questo nuovo ambiziosissimo lavoro, uscito il 18 febbraio per La Pioggia Dischi/Venus. Un album molto atteso da critica e appassionati di tutta Italia, a riprova di come Benvegnù, una volta terminata l'esperienza con gli altScisma, sia riuscito a costruirsi rapidamente una reputazione molto solida anche come solista. Merito di cantautorato pop rock raffinato e fuori dagli schemi, capace di coniugare testi colti ma comunque dotati di una loro poetica, melodie efficaci e arrangiamenti a dir poco elaborati, che a volte sfociano in digressioni post rock, altre virano addirittura in territori vicini al jazz, a dimostrazione dell'enorme preparazione dei musicisti coinvolti nel progetto, capaci di offrire prestazioni decisamente superiori alla media anche nelle esibizioni live. Conoscendo i soggetti in parola, estremamente ironici e poco propensi a prendersi troppo sul serio, non si può dubitare che la storia che affermano sia alla base di questo album sia stata da loro completamente inventata. Hermann, infatti, viene presentato come un concept ispirato ad un manoscritto omonimo che sarebbe stato redatto da tale Fulgenzio Innocenzi, ingegnere meccanico di Lucignano (Siena), noto per i suoi studi sulla scrittura ottica e sulla meccanica di precisione, scomparso in circostanza misteriose intorno al 1970 mentre si trovava a bordo di una baleniera al largo delle coste giapponesi. Un lavoro estremamente complesso, che necessita di parecchi ascolti per poter essere compreso appieno. Se a livello di songwriting si sprecano i riferimenti alla letteratura (Miller, Sartre, Merville) e alla mitologia (Narciso, Perseo ed Andromeda, Ulisse, Mosè), dal punto di vista strettamente musicale Benvegnù e i suoi ragazzi riescono una volta di più ad amalgamare in modo convincente stili e sonorità tra loro diversissimi. Il disco si apre con il folk sognante e delicato di “Il pianeta perfetto”, pezzo composto da Gagliano, con la chitarra acustica e un quartetto d'archi in primo piano. L'atmosfera si scalda subito con le successive “Moses” e “Love Is Talking”, brani dalle melodie avvolgenti, con le chitarre elettriche in bella evidenza e i rintocchi di un piano a ricamare tutto intorno. A sua volta, la ballata “Avanzare ascoltare”, pezzo il cui incipit ricorda vagamente quello di Karma Police dei Radiohead, rappresenta probabilmente uno dei vertici assoluti del disco, nonché uno dei più bei testi mai scritti da Benvegnù (“Anima, avanzate / voltate le spalle al puro mondo / l'errore rende liberi / soltanto se libera è la grazia / di camminare verso le saline / e a piedi nudi non sentire il male / e guardare l'orizzonte"). Dopo l'oscura “Io ho visto”, canzone che parte come sentito pezzo per chitarra acustica e voce alla Mark Lanegan, salvo salire improvvisamente di tono e lasciarsi tormentare da violini  affilati come lame di rasoio, è quindi il turno del primo singolo estratto, “Andromeda Maria”. altSe il ritornello, caratterizzato da un azzeccato saliscendi d'archi, appare comunque facilmente memorizzabile, la scelta di promuovere il disco partendo da un brano complesso come questo, distante anni luce da tutto quello che viene passato con regolarità alla radio o in tv, è senza dubbio indice di integrità artistica e voglia di mettersi ancora in gioco. La successiva “Achab In New York”, cupa e disillusa (“l'avete fatta pagare a mio padre / e a quelli che come lui / hanno creduto alle parole perfette / e alle dighe per togliere la sete / e al mio maestro elementare / che mi parlava delle stelle / e del rispetto per chi giudica / e dell'amore per chi non ha niente”), musicalmente risulta una pop song altrettanto varia e difficile da catalogare, mentre “Sartre Monstre”, chitarre elettriche che graffiano su una trascinante ritmica funky, sembra possedere le carte in regola per divenire un punto di forza dei futuri concerti della band. Dopo il pop sintetico in perfetto stile anni '80 di “Good Morning Mr. Monroe”, è il turno di “Date fuoco”, col suo testo ermetico e i fiati che si inseriscono su una linea di basso che sembra presa in prestito da un album dei Police. Il disco si avvia quindi verso la propria conclusione, facendo in tempo a regalare ancora un gradevole brano d'amore come “Johnnie and Jane”, subito seguito dall'esaltante progressione rock di “Il mare è bellissimo” (“un viaggio senza destinazione / significa destinazione”). A chiudere “L'invasore”, pezzo scritto e interpretato da Andrea Franchi, a ribadire, se ce ne fosse bisogno, che Hermann è in realtà il risultato del lavoro di un collettivo di musicisti e non all'opera di un singolo. Davvero arduo, al giorno d'oggi, trovare qualcosa di meglio nel nostro Paese.


75/100

Paolo Benvegnù


di Alessio Dainelli
You are here:   RecensioniMade in ItalyPaolo Benvegnù (2011) Hermann
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.