Titolo: Ghost Trees Where to Disappear
Autore: JoyCut
Anno: 2011
Elemento:
italian dark wave. Dopo una lunga gavetta, culminata con il tour europeo dello scorso anno e la possibilità di esibirsi all'Independent Days nella stessa giornata di
Arcade Fire e Modest Mouse, la carriera di Pasquale Pezzillo e dei suoi JoyCut sembra essere finalmente giunta ad uno snodo cruciale. Ghost Trees Where to Disappear, album uscito lo scorso 18 febbraio per la PillowCase, possiede infatti tutte le carte in regola per divenire un piccolo caso discografico e far parlare molto di sé, chissà magari non solo nel nostro Paese. D'altra parte, che questa formazione lucano-emiliana avesse ben chiaro quali erano gli obiettivi da raggiungere lo si era capito quando aveva deciso di rivolgersi ad uno dei produttori del momento, quel Jason Howes al quale negli ultimi anni si sono affidate senza remore band del calibro di Arctic Monkeys, Bloc Party e Art Brut. Il risultato finale è un disco nero come la pece, con un suono estremamente moderno, in perenne bilico tra le atmosfere opprimenti dei primi
Cure e certo dream pop più oscuro e malinconico. Una dichiarazione d'amore di questi ragazzi verso la scena wave d'oltremanica dei primi anni '80 che non si ferma al mero revival, ma, al contrario, dimostra di possedere elementi di originalità e una propria identità ben definita. Brani come l'iniziale “Clean Planet”, l'orecchiabile “Garden Grey”, primo singolo estratto, “L@M_H”, con le sue chitarre incisive e stratificate, o la suggestiva “Deus” colpiscono fin dal primo ascolto e rappresentano i vertici assoluti di un lavoro molto compatto, impreziosito dalle ispirate liriche, rigorosamente in lingua inglese, di Pezzillo, che in più di una circostanza si dimostra autore raffinato, con notevoli capacità descrittive e una vena poetica decadente fuori dal comune. Date quindi una chance a questi ragazzi e se avete la possibilità andate anche a vederli dal vivo. Se lo meritano.
71/100
JoyCut