Scritto da F.S.
 Dopo il silenzio il caos
I Verdena si rimettono in gioco con un doppio

I
l 2011 è appena cominciato e già questo primo mese ci riserva l'attesissimo ritorno dei Verdena, band che quest'anno sarà sicuramente protagonista della scena italiana. 

Il loro stop era iniziato con l'arrivo dell'autunno nel 2008 dopo un lunghissimo tour a supporto di Requiem che, sul finale, li aveva portati a calcare anche palchi stranieri ed aprire un paio di concerti dei MGMT. Poi era calato il silenzio; durante il 2009 Alberto e Luca Ferrari si erano uniti ai Jennifer Gentle in giro per l'Italia, ma mai niente era stato anticipato sull'album in preparazione: sul sito ufficiale una foto sfuocata nella quale si potevano intuire le loro figure dentro uno studio di registrazione. Tutto quel che si sapeva era, appunto, che stavano lavorando e ben ce li immaginavamo dentro l'ormai celebre Henhouse studio, l'ex pollaio trasformato in sala d'incisione, luogo dal quale sono usciti gli ultimi dischi della band. A lavorare sì ma anche a godersi un po' di sano distacco da pubblico e palcoscenici per dedicarsi ad un periodo di tranquillità, in controtendenza rispetto alla cultura dell'informazione costante dettata da blog, social network e affini che ha ormai ingurgitato anche moltissimi artisti.
Dallo scorso dicembre, quando sono state comunicate le prime notizie sul disco, le attese si sono risvegliate ed hanno cominciato a fermentare soprattutto dopo l'annuncio di una tracklist con ben 27 brani e con la divulgazione del primo singolo con relativo video che ha decisamente alzato il livello di curiosità. 

Prima di parlare del risultato finale è però necessario un breve riassunto delle puntate precedenti per rendere giustizia ad un percorso musicale iniziato a metà anni '90. Tralasciando gli EP, quattro sono gli album che precedono quello di quest'anno. Nel 1999 esce Verdena, debutto omonimo per il quale i tre (allora) ventenni di Bergamo si avvalgono dell'aiuto di Giorgio Canali. Alberto e Luca Ferrari sono due fratelli con un background di rockabilly e sperimentazione di generi, Roberta Sammarelli proviene da un gruppo punk. Il disco che realizzano ha un orientamento influenzato da ascolti principalmente grunge e hard rock ed accosta un suono elettrico potente ed essenziale ad una scrittura naif diretta ed efficace. Il pubblico si divide in sostenitori che vedono la band come portavoce di una certa inquietudine e rabbia giovanile e detrattori che li catalogano come un prodotto sopravvalutato e poco genuino. Il secondo disco, Solo un Grande Sasso, esce nel 2001 ed è il frutto del proficuo sostegno di Manuel Agnelli che veste i panni di produttore e collabora ad inquadrare lo sviluppo sonoro maturato grazie all'esperienza live dei due anni precedenti e, soprattutto, come affermato dagli stessi Verdena, donando un contributo prezioso sul piano emotivo. Il 2004 vede l'uscita de Il Suicidio dei Samurai che segna un ulteriore salto di qualità della band, che riesce a collezionare 11 tracce solide aprendo il suono a nuove sperimentazioni, dedicando, tuttavia, molta cura alla melodia. Requiem, pubblicato nel 2007, è un album meno omogeneo dei precedenti, che in parte recupera e rielabora tutte le caratteristiche dei predecessori, mentre in alcuni brani apre nuove strade che, se fino a tempo fa rimanevano sospese, adesso possiamo ben dire approdano proprio in questo nuovo capitolo.

Wow è un'espressione che esprime stupore, meraviglia e, se di solito è seguita da un punto esclamativo, ascoltando per la prima volta questo doppio cd, vi potreste ritrovare ad accompagnarla con un punto interrogativo: wow? Il primo approccio è decisamente confusionario: l'orecchio si smarrisce dietro a una moltitudine di suoni, di orientamenti, di voci. Non è la prima volta che la band oltrepassa i limiti della formazione a tre chitarra-batteria-basso, ma questa volta lo fa in maniera decisa includendo una varietà ampia di strumenti. L'impressione è che arrivati a questo punto della loro carriera, avendo acquisito un discreto bagaglio d'esperienza ed ispirati da una molteplicità di ascolti, abbiano deciso di fregarsene completamente delle aspettative e, nella più completa libertà, si siano buttati nella sperimentazione, divertendosi al massimo. La chiave fondamentale di questo album sta proprio nell'ironia, nel gioco. Così, se le chitarre sono meno taglienti del solito e invece di aggredire i brani cercano di assecondarli, la sezione ritmica rimane forse l'unico elemento invariato rispetto al passato, solida e di forte impatto, a tratti anche eccessiva. Il pianoforte è un elemento centrale in molti pezzi ma la pienezza degli arrangiamenti è spesso dovuta all'aggiunta di suoni da videogioco, da navicella spaziale. Un'attenzione particolare è dedicata poi alla parte vocale, che frequentemente si moltiplica in cori, coretti e armonizzazioni varie che assolvono anche il compito di stemperare alcuni arrangiamenti un po' troppo pesanti (soprattutto nel cd 1). 
Sarebbe lungo soffermarsi sui singoli brani e probabilmente nemmeno troppo giusto perchè in fondo la potenza di questo lavoro sta nell'insieme. Tra i contenuti più interessanti il pop etereo di "Scegli me (Un Mondo che Tu non Vuoi)" in apertura, "Loninterp" con il suo finale a sorpresa, la riuscitissima "Razzi Arpia Inferno e Fiamme" che si fa cantare dopo il primo ascolto (pur avendo un testo assolutamente strampalato), la direzione prog di "Le Scarpe Volanti", mentre della seconda parte, caratterizzata da un suond leggermente più scarno, convincono "Nuova Luce", "Grattacielo", "Canzone Ostinata".
Messi insieme, tutti questi elementi danno come risultato un calderone ambizioso di tante idee mescolate insieme che appare a tratti affascinante e divertente, a tratti troppo caotico e sconclusionato: un rischio che hanno scelto liberamente di correre. Fossero stati selezionati i pezzi migliori per un disco singolo, l'impatto sarebbe stato molto più concereto e rilevante, ma evidentemente l'entusiasmo era troppo per frenare questa nuova vena creativa che li ha trascinati verso mille direzioni e contemporaneamente verso nessuna. Capiremo poi con quali esclamazioni accogliere gli sviluppi della storia. 


65/100



http://www.verdena.com/




di Francesca Scozzarro
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