Scritto da P.R.
1692 - 2010: caccia alle nuove streghe
Uno sguardo sul disco d'esordio dei Salem e sul nascente fenomeno Witch House

Sembra che negli ultimi anni sonorità oscure degne di tale nome stiano tornando alla luce, seppur in forme diversissime. Pensiamo a nuove leve quali Esben and the Witch, Loverman, Zola Jesus, These New Puritans... ma anche ai ben più rodati Piano Magic che nel 2009, con Ovations, ci avevano regalato uno dei dischi darkwave più belli del nostro tempo, oppure ai toni scuri di Horrors, Burial, Cold Cave, Crystal Castles, A Place to Bury Strangers e Woven Hand, e tornando ancora più indietro non dimentichiamoci delle stregonerie dei Liars. Il rischio è sempre quello di risultare ridicoli e prendersi troppo sul serio, e per evitarlo bisogna comprendere a fondo le conseguenze dei propri atteggiamenti; cosa che spesso i soliti brutti, sporchi e cattivi squarciamplificatori di turno dimenticano di fare, utilizzando vecchi artifici per dimostrare di essere sempre i più depressi e arrabbiati del reame.

In linea con questa avanzata di tenebre ed esoterismi nel mondo indie,  è soprattutto attorno alle etichette Disaro e Tri Angle Records ∆ (da non confondere con la Triangle Records) che sta nascendo un fenomeno che ha già assunto le diverse denominazioni "witch house", "haunted house" o "drag", e le cui fondamenta si estendono sotto la superficie fino a grandi profondità e ad ampio raggio, dalla west coast americana al Regno Unito. Di tendenze musicali ne nascono tante, soprattutto nel mondo più underground, ma ricordiamoci che la musica pop (in senso molto ampio) vive proprio di questo, e i fenomeni vanno conosciuti piuttosto che snobbati a priori, per cui tentiamo di trovare il bandolo della matassa anche stavolta. Finora avevamo avuto per le mani soltanto pochi nomi (Balam Acab, oOoOO, White Ring, Creep, Modern Witch, Sleep ∞ Over e molti altri nomi più o meno assurdi) e una manciata di singoli ed EP, ma è finalmente giunto alle nostre orecchie qualcosa di più sostanzioso, e proprio grazie al trio che, a quanto pare, ha dato il La alla scena. Un villaggio famoso per la caccia alle streghe, la sovranità della notte, una croce in bella mostra: si direbbe che l'album d'esordio dei Salem non lasci molto spazio all'immaginazione per quanto riguarda le loro intenzioni. Approfittiamo quindi dell'uscita di King Night per avvicinarci al fenomeno e capire in che direzione andare ad esplorarlo.

Non è facile rendere a parole gli effetti di un ascolto di King Night, per cui diventa scelta obbligata una descrizione attraverso riferimenti esterni, prima di tentare di avere il quadro completo della situazione. La titletrack e "Asia" preparano il terreno facendo uso di sintetizzatori ed effetti che erano tipici della musica trance per poi colpire e affondare con melodie che, sommerse da suoni bassi smisuratamente amplificati e incontenibili e sostenute da una cassa distorta alla maniera hardcore techno (ma con molti, molti bpm in meno), donano al sacro un tono epico quasi morriconiano. Con "Frost" arrivano la componente eterea e quella femminile dei Dead Can Dance, che però troverà definitivo sfogo in "Traxx", tra i clangori di un girone dantesco. In "Sick" troviamo il primo episodio realmente inquietante del disco, a base di cori gotici su una base hip hop rallentatissima e manipolata secondo la tecnica screwed and chopped (che prevede appunto pesanti rallentamenti e un certo lavoro di taglia e cuci). Gli stessi stratagemmi vengono adottati in "Trapdoor" e "Tair", richiamando alla mente le atmosfere di Memories of the Future di Kode9 e il suo marchio di fabbrica, la voce di Spaceape. Uno shoegaze fantasma riprende vita in "Release Da Boar", il rumore trascina con sé le voci verso un vortice indistinguibile, più simile ai lavori di Nadja ed Angelic Process che a quelli dei maestri ottantiani quali sono stati i Jesus & Mary Chain. Tale vortice non troverà pace fino alla conclusiva "Killer", e prima si sarà obbligati a passare per uno dei pezzi più belli e di facile assimilazione, quella "Redlights" che prende le mosse da Untrue sfruttando però un drumkit completamente differente e ottenendo risultati fortemente evocativi. "Hound" si contende con "Sick" il titolo di brano più infestato del disco, con le sue nuvole di rumore e una voce maschile a dir poco spettrale che, per creare un effetto ancora maggiore, gioca con molta abilità con i cambiamenti della base. E se a queste tracce presenti nell'album aggiungiamo il bellissimo remix di Hologram dei These New Puritans... i conti tornano, per l'ennesima volta. King Night risulta quindi un contenitore di molti stili, dalla darkwave al dubstep e dallo shoegaze all'elettronica di Aphex Twin e all'hip hop, ma il modo in cui il tutto è stato elaborato mira ad esaltarne gli aspetti più inquietanti, ingigantendo i dettagli per mostrarne le mostruosità come in letteratura aveva fatto Ballard nella sua Atrocity Exhibition. Non un facile ascolto, assolutamente non per tutti i giorni sia per i contenuti sia per la forma, quindi è ragionevole pensare che lascerà indifferente qualcuno (per snobismo o scarsa sintonia con questo approccio) mentre esalterà altri.

Ora si può brevemente tornare alla scena che ruota attorno a queste sonorità, ma c'è da fare una precisazione molto importante: più che di omogeneità del suono si dovrebbe parlare di comunità nelle intenzioni, visto che i personaggi in questione applicano alle loro idee soluzioni abbastanza variabili. I più simili ai Salem sono forse i White Ring, e la loro IxC999 si presenta immediatamente come un brano chiave della tendenza, ma già gli autori di uno dei finora pochissimi full length, i Modern Witch, prediligono invece una sorta di minimalismo da club, fatto di strutture scheletriche, voce e arpeggi solitari, musicalmente molto distante dal rumorismo e dagli ingrandimenti di King Night. Balam Acab e Creep, almeno per il momento e per quanto si è riuscito ad ascoltare fino ad ora, privilegiano tappeti più classicamente dubstep/IDM e suoni chillwave, i quali per l'occasione assumono delle insolite tonalità notturne; lo stesso fa oOoOO, autore dell'omonimo EP che si consiglia di ascoltare assieme al disco dei Salem (per i quali ha remixato "Asia") al fine di notare differenze e punti di contatto, anche se resta un ottimo lavoro al di là di questa considerazione: dona un tocco spiritico al dubstep multietnico di Margins Music, ma la dichiarazione d'amore dell'autore è tutta rivolta a Burial. I Salem, dunque, non rappresentano affatto lo standard witch house (e loro stessi preferiscono il termine "drag" per definire la loro musica), ma il loro King Night finalmente ci fornisce il centro della spirale, un punto fisso e tangibile che ci aiuterà ad ampliare il discorso man mano che dalle finestre di queste case infestate vedremo affacciarsi nuove e poco rassicuranti sagome. E sappiamo che questo accadrà presto.

85/100

Salem

di Pierluigi Ruffolo
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