Titolo: Black Sands
Autore: Bonobo
Anno: 2010
Elemento:

chill step. Simon Green, in arte Bonobo, ha sempre fatto ottima musica. Anche quel Days to Come, da molti criticato per un suono, dicevano, fin troppo abusato (tralasciando il suo chillout finalmente pragmatico, associato ad un movimento jazz o comunque analogico), presentava caratteristiche comunque eccellenti per idee, gusto e qualità del suono elettronico. Questo Black Sands è addirittura migliore, nonostante una produzione un po’ troppo patinata. L’artista dimostra di essere attento ai suoni del momento, calcando la mano sia sulle sfumature downtempo tipiche del suo background, sia sulle ritmiche dubstep, fatte soprattutto di moltissimi strati di piccoli suggerimenti, con pochi e interessanti rumorii e qualche basso potente ma mai prepotente. Una canzone come “Kiara”, la prima traccia dopo il preludio, è spiazzante. Un beat che è dubstep distillato, (8bit a mo’ di Ikonika compreso) con in più quel tocco esotico tipico di certa elettronica d’alto profilo. Allo stesso modo, anche “1009” è compiutamente dubstep, così vicino alle tracce meno esagitate di Mala. Un bel cambiamento. Non si perde, comunque, il jazz, come si può sentire da una “El Toro” o da “Animals”, con i fiati che rimandano direttamente ai Cinematic Orchestra, o dalla splendida titletrack, quasi del tutto analogica e un po’ post rock, così come non si perdono le radici degli anni ’90, nell’r’n’b d’alto livello di “The Keeper”. Quello che ci troviamo di fronte, ascoltando Black Sands, è l’ennesima prova della porosità e della plasticità del suono dubstep, che si presta, e non è una novità, ad essere piegato ad una logica chillout. Per darci un indicazione, potremmo chiamare questa declinazione più intellettuale e rilassata
chill step, ma anche in questo caso Bonobo sfuggirebbe, con le sue vocazioni etniche e il suo istinto jazz, ad una restrizione del genere, ancora una volta sfuggendo all’onere di diventare alfiere di alcunché.
75/100